Articoli, saggi, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-07-24

UOMINI E DONNE - Giuseppe FEDELI

Uomini e Donne

Già nocchiero del programma che più l'ha consacrata come regina dei people show (recte: del non sense melo), per la sua capacità di parlare a tu per tu con la gente e raccontare le storie comuni (in ogni puntata di "C'è posta per te" (poi passata ad altro testimone) la conduttrice spediva i suoi postini in giro per l'Italia, perché consegnassero dei messaggi alle persone indicate dal mittente di turno. Quest'ultimo segnalava il suo caso inviando una lettera alla redazione. Per i familiari, amici o partner coinvolti veniva organizzato un incontro in studio dove, separati da una busta gigantesca con il logo del programma, erano liberi di ricongiungersi o allontanarsi definitivamente. Al centro del programma potevano esserci anche storie d'amore -spesso legate a ricordi di gioventù- o incontri con personaggi famosi; in seguito mattatrice del talent show "Amici" (figlio di "Saranno famosi"), la versione estiva del reality show di Maria De Filippi "Uomini e donne" continua a ricordare il Trono Over e i suoi tanti protagonisti. Con a latere i cosiddetti Senatori, ad aprire le ostilità all"interno dello studio Mediaset sono proprio Antonio ed Elga. I due (udite,udite!...) reduci da un periodo di crisi si sono riavvicinati grazie ad un serrato scambio di messaggi telefonici. Perciò nell"ex coppia sembrerebbe essere arrivato il momento per una tregua. Ma una volta in studio Elga torna alla carica pretendendo da Antonio delle scuse ufficiali. La Dama si ritiene ancora offesa dalle dichiarazioni del Cavaliere, che in precedenza aveva divulgato dei particolari intimi del loro rapporto e bla bla e ancora bla bla. Roba da far impallidire il pensiero di un Hegel, citando una "mente" a caso. S'impone in prima battuta una riflessione: a parte i sogni di gloria che vengono ammanniti come regali da pesca parrocchiale agli illusi che si credono chissà chi nel posare il tempo di una performance sotto la luce dei riflettori (orwelliani, s'intende...), il programma televisivo è l'indice del livello di demenzialità cui siamo arrivati. Taroccata non è solo la vita, ma la testa dei giovani, eterni figli del tempo della mele. A voler andare fino in fondo, lo spaccato è tragico(mico): adolescenti cui si fa credere che per guadagnare il successo e i soldi basta una piroetta, una canzone, o un pianto catartico del quale nemmeno nelle tragedie di Sofocle è memoria, se si eccettua -ai tempi nostri- i lavacri corali cui dava il la, nei suoi abili quanto patetici infingimenti e nella complicità dei "salvati" (da un destino di perdizione) mamma Rai -impersonata dalla Carrà (ben altro erano le parodie di "Drive in", dove dominavano il talento, l'intelligenza, l'humour!...). Come ha detto in una recente intervista il popolare cantautore Roberto Vecchioni, aduso al mestiere di campare, il successo è un "incidente" nel percorso che porta dal conoscere se stessi al diventare ciò che si "è". Se invece vogliamo prendere le distanze dal fenomeno mass-mediatico, allora buttiamo tutto a tarallucci e vino, e facciamo credere ai nostri figli che l'olio di gomito per "diventare ciò che si è", buttato nel cesso e scaricato, non si trova più nemmeno alla drogheria d'infimo livello. E così, all'antipodo della calviniana dimensione sospesa sull'abissso ("Le città invisibili"), nel microcosmo di "Uomini e donne" l'abisso, usando a ragion veduta un ossimoro, si colloca in superficie, sullo schermo televisivo. Tutto vero, anzi...autenticamente falso: nuovi James Dean e frementi pupe, fantocci di cartapesta, i capelli allisciati o fintamente scarmigliati, fazzoletto al collo o cravatta semislacciata, si "corteggiano" a vicenda, ballando e cianciando di futilità varie (il menù è sempre quello), così da rendere eterno il preadolescenziale, che riguarda però (e qui sta il bello...) tanto il quattordicenne quanto l'ottuagenario. Un eterno tempo delle mele, un misero teatro nella cui cavea s'inventano le peggio cose e si ostentano performanti gesta, si urla e ci si accapiglia, si orchestrano ricatti e si tramano vendette da comari invelenite pur di apparire, e diventare eterni. "Volonterosi operai della fabbrica dei sentimenti", è stato argutamente osservato: mettili insieme e qualcosa prima o poi accadrà. Ai provini, agli aspiranti al trono si chiede se siano in grado di costruire un personaggio: vale a dire, per assurdo che possa sembrare, la parodia di sé. Apollo-Narciso dal grugno duro e la faccia tosta, alla fine si accampa sul proscenio, di fronte a uno stuolo di adoranti suffragette. È in quel momento "cruciale" e topico che si ri-entra, però, nella vita. Spenta l'eco della grancassa e delle standing ovation, dentro e fuori dal video, la patetica teatralità con diacronicità di luogo e azione,si deve fare i conti, prima che con gli altri, con se stessi. Con quella parte che non si può tradire, pena l'alienazione. Può allora succedere che, delusi dalla prosaica realtà, si desideri ri-tornare nella fictio patinata e off limits. Più facile, non ci si coinvolge, non esistono Super Io a frenare l'egolatria, che diventa un giuoco. In questa terra di nessuno si colloca la ragione del successo del format. Gioco nondimeno pericoloso quant'altri mai, perché il comporre e scomporre come una scatola di Meccano il sentimento, prima o poi, presenterà il conto. Un conto molto, molto salato.

Giuseppe Fedeli



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