Articoli, saggi, Animali -  Gasparre Annalisa - 2014-08-21

USA: SADICO TORTURA FIDO, UNA CONDANNA STORICA - A.G.

La stampa di qualche mese fa (Il Messaggero, novembre 2013) ha portato alla luce un caso di maltrattamento e uccisione di animali d'oltreoceano (USA). Si tratta di una storia che è finita con una condanna a 55 anni di carcere per l'aguzzino che, oltretutto, era il proprietario del cane barbaramente torturato (ferite profonde, lividi, tagli, ustioni, ossa rotte).

55 anni di carcere, cinque per ciascuno degli undici capi d'accusa (che, tuttavia, non sappiamo quali siano, se i singoli episodi di maltrattamento o le singole lesioni senza beneficio del nostrano reato continuato...). Al condannato è stato ritirato il passaporto ed è stata fissata la cauzione in un milione di dollari.

Dalla stampa si evince che l'azione investigativa è nata su impulso della popolazione che ha convinto la polizia ad indagare sul tragico evento, come se fosse sulle tracce di un serial killer. Le indagini, partite dal ritrovamento dell'animale agonizzante per strada, avevano permesso di trovare tracce di peli (ed è normale per chi vive con un animale!) e di sangue nella casa del sospettato che coincidevano, secondo il test del Dna, con quelli del cane seviziato.

Ma 55 anni di carcere hanno un senso?

In Italia non esiste il reato di tortura, eppure invocato da più parti, quasi a voler negare l'esistenza di tali comportamenti. In Italia esistono solo i reati di omicidio, lesioni, percosse, se la vittima è un essere umano. Quando la vittima è un animale si parla di uccisione (ma solo se la morte è cagionata in assenza di necessità o con crudeltà) e di maltrattamento (sempre alle stesse condizioni appena menzionate). La pena può raggiungere i due anni di reclusione e non è previsto l'arresto o alcuna misura cautelare personale, se sono contestati i soli reati contro gli animali. Addirittura, prima della riforma del codice penale, in parte qua, avvenuta con legge 189 del 2004, l'uccisione del proprio animale non era penalmente perseguita, in quanto si puniva, a norma dell'art. 638 c.p. solo l'uccisione dell'animale altrui (in quanto facente parte del patrimonio).



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