Articoli, saggi, Procedura penale -  Giovanni Sollazzo - 2015-09-06

USO DELLA FORZA E ART. 349 C.P.P., UN PO' DI GIURISPRUDENZA - Carol COMAND

Dalla notizia di reato, mero presupposto del procedimento, acquisita dai soggetti contemplati nell'art. 330 c.p.p. prendono abbrivio le indagini preliminari.

Salvo si sia fatto uso della facoltà, non implicante restrizione della libertà personale, di cui all'art. 4 del testo unico delle leggi di pubblica  sicurezza,  l'acquisizione di notizie di reato da parte della p.g. a seguito di svolgimento di attività di servizio d'ordine comporta, di norma, ove possibile, l'identificazione, anche mediante accompagnamento coattivo presso i propri uffici, della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, oltre che delle persone in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti.

Si tratta di uno dei momenti, spesso precedente all'iscrizione della notizia di reato nell'apposito registro, nei quali l'autorità preposta entra in contatto con l'indagato e nei quali può realizzarsi un'attività che comporta una coercizione della volontà del soggetto interessato.

Per compiere quest'attività rimane necessario non oltrepassare determinati limiti, evitando così di invadere, mediante abusi quali, per esempio, la violenza, la libertà garantita di norma ai singoli soggetti.

Se l'individuazione dei confini concreti di quest'ultimo istituto è nella pratica lasciato all'organo giudicante, è d'altra parte certo che la violenza sia esclusa da un c.d. uso ragionevole della forza, in relazione al quale si riflette di norma in termini di proporzionalità dell'agire, destinato a coercire lecitamente la volontà del soggetto interessato.

L'uso ragionevole della forza è peraltro già menzionato dalla normativa europea e, da ultimo, anche dalla Commissione UE (doc. SWD (2015) 150 final, 27.5.2015), sebbene in relazione a situazioni diverse rispetto a quelle menzionate.

Si conserva dunque l'idea, di un piano uso legittimo della c.d. forza e, concretamente, se ne ricercano i confini anche attraverso le pronunce di giurisprudenza.

Di seguito se ne riportano alcune.

Nella recente Cass. pen., sez. 6^, n. 22529/15, in relazione ad un accompagnamento coattivo ai fini di identificazione per motivi di prevenzione, effettuando, quindi, una distinzione, si è ritenuto giustificato l'uso della coazione fisica, come la forza muscolare, allorchè a tale accompagnamento sia stata opposta resistenza, anche meramente passiva, purchè, l'uso della forza, si riveli rigorosamente proporzionato al tipo ed al grado di resistenza opposta.

Nella fattispecie, alla richiesta delle autorità, di seguirli per essere identificato in sicurezza, era seguito l'accompagnamento coattivo del prevenuto.

In Cass. pen. sez. 6^, n. 18841/11 si è affermato che il potere di accompagnamento ai sensi dell'articolo 349 c.p.p., per non essere qualificato come "atto arbitrario", debba essere motivato da un rifiuto piuttosto che da sufficienti elementi che facciano ritenere la falsità delle generalità declinate o dei documenti esibiti.

La necessità di identificazione non può, inoltre, per certo comportare da parte del pubblico ufficiale, il compimento di atti ritenuti arbitrari in violazione di norme di legge.

In Cass. pen. sez. 6^, n. 30850/14 si è peraltro affermato - in riferimento all'art. 393 bis c.p., la cui applicazione è stata peculiarmente invocata a causa di un trattenimento per identificazione di indagato - che  la norma dispone l'esclusione dalla tutela del pubblico ufficiale che se ne sia rivelato indegno, in relazione atti che obiettivamente concretino una condotta arbitraria.

In Cass. Pen. Sez. , n. 28921/12 si è invece escluso, a priori, che l'utilizzo del tampone salivare per il prelievo di campioni sia concretamente compatibile con il ricorso a modalità coattive.

Messe da parte possibili ulteriori considerazioni,- e sebbene la rassegna giurisprudenziale, lo si ammette, si dimostri piuttosto limitata - si constata d'altra parte, al di là della semplice previsione dell'applicazione di rigidi criteri di proporzionalità, l'impossibilità, allo stato, di un'elencazione esaustiva delle situazioni potenzialmente rilevanti in tema. (c.c.)



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