Legislazione e Giurisprudenza, Animali -  Gasparre Annalisa - 2015-11-01

VA IN VACANZA, MA IL CANE NON E' ABBANDONATO - Trib. Ivrea, 17.7.2014 - Annalisa GASPARRE

- disturbo della quiete e maltrattamento di animali

- incaricato di accudire il cane

- imputata assolta

Una donna è stata accusata di essere partita per le vacanze e di avere lasciato il cane abbandonato nel garage di casa. Intuibili le rimostranze: disturbo del vicinato e maltrattamento di animali. Ad attivare le forze dell'ordine era la figlia che abitava nella villetta in un alloggio separato e non sapeva come contattare la madre, con la quale non vi erano buoni rapporti e non disponeva delle chiavi del garage dove il cane era stato ricoverato.

Senonché l'istruttoria dimostrava che è vero che il cane era in garage e che abbaiava se qualcuno si avvicinava al luogo, ma la donna aveva lasciato a un vicino l'onere di accudire il cane. Inoltre, il veterinario incaricato dalle forze dell'ordine affermava che il cane aveva acqua e cibo a disposizione. Si accertava anche che un vicino aveva avuto l'incarico di accudire il cane portandolo fuori tutte le mattine , provvedendo ad alimentarlo, facendogli fare delle passeggiate per tutto il periodo.

L'imputata è stata assolta dal duplice reato contestato. Quanto al disturbo della quiete si precisava che il cane guaiva solo quando sentiva delle persone che dall'esterno si avvicinavano al luogo ove era custodito: non sussiste quindi l'elemento materiale del disturbo al riposo.

D'altra parte, anche l'accertamento del maltrattamento di animali era negativo: il locale era provvisto di una finestra con vetro rotto e l'animale non presentava segni di incuria o abbandono nè alcuna patologia da cui inferire la sofferenza prevista dall'art. 544 ter c.p.

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Trib. Ivrea, Sent., 17-07-2014

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI IVREA

Il Giudice del Tribunale di Ivrea Dr.ssa Ombretta VANINI alla pubblica udienza del 22/05/2014 ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente

SENTENZA

nel procedimento penale contro

S.A.M., n___- libero -presente-

IMPUTATA

1) Art. 659 c.p. perché, allontanandosi per le vacanze lasciando il proprio cane chiuso all'interno dell'appartamento a lei in uso, suscitava gli strepiti dell'animale, che abbaiava continuamente, anche di notte, disturbando in tal modo il riposo di L.F.P. (abitante al piano superiore) e della propria famiglia.

In ::::::.

2) art. 544 ter c.p. perché, per crudeltà e senza necessità, rinchiudeva il proprio cane all'interno di un garage totalmente privo di aerazione, in pessime condizioni igieniche e nutrizionali, sottoponendolo in tal modo a comportamenti e sevizie insopportabili per le sue caratteristiche etologiche.

In :::::::

Con l'intervento del Pubblico Ministero Dr.ssa Claudia OBERTO- V.P.O. come da specifica delega prevista dall'art. 72 R.D. n. 12 del 1941 conferita con atto scritto ed esibita in dibattimento e dell'avv. :::::: difensore di fiducia dell'imputato.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con decreto di citazione del 2 dicembre 2010 S.A.M. è stato tratto a giudizio per rispondere dei reati di cui agli artt. 659 e 544-ter c.p., fatti accertati ad ____ dal 23 al 25 agosto 2009.

Il processo si è celebrato alla presenza dell'imputata.

Alla prima udienza del 27 ottobre 2011 veniva dichiarato aperto il dibattimento, ammesse le prove richieste dalla parti e, stante l'assenza dei testimoni, il procedimento veniva rinviato.

Le udienze successive (18 settembre 2012 e 30 maggio 2013) subivano un rinvio per l'adesione del difensore dell'imputata all'astensione indetta dall'OUA. All'udienza del 22 maggio 2014, rinnovata la dichiarazione di apertura del dibattimento stante il cambiamento della persona fisica dell'organo giudicante, le parti richiamavano le istanze istruttorie già formulate in precedenza, venivano escussi i testimoni del PM, prodotte le fotografie descrittive dello stato dei luoghi, acquisito il verbale di remissione della querela presentata da L.F.P.. Il Giudice, data la parola alle parti per le loro conclusioni, pronunciava sentenza di assoluzione dando lettura del dispositivo e fissando il termine di trenta giorni per il deposito della motivazione.

Nel corso dell'istruttoria dibattimentale sono stati escussi i testi L.F.P. e altri.

La teste L.F., figlia dell'imputata, dichiarava di essere rientrata a casa dalle vacanze e di aver sentito il cane dell'imputata abbaiare; gli strepiti provenivano dal garage ove accertava essere stato rinchiuso l'animale. All'epoca abitava in una villetta costituita da due alloggi, uno occupato dalla lei e l'altro dalla madre. Il cane, abituato a stare in casa, era stato lasciato nel garage dalla signora S. che nel frattempo si era recata in vacanza. Poiché la porta del garage era chiusa a chiave e non disponeva delle chiavi, nè sapeva dove si trovasse la madre e come contattarla in quanto i rapporti in quel periodo non erano buoni, non era in grado di liberare il cane che sentendola avvicinare abbaiava. Richiedeva l'intervento delle forze dell'ordine che a loro volta chiamavano un veterinario. Una volta entrati nel locale ove era custodito il cane accertava che gli era stata lasciata acqua e cibo a sufficienza. Su domanda della difesa specificava che il cane guaiva in quanto aveva sentito arrivare la L.F. ed i suoi famigliari.

Il teste S., marito della L.F., confermava che il cane abbaiava ogni qualvolta qualcuno della famiglia di avvicinava al luogo ove era ricoverato; durante la notte invece non guaiva se non sentiva "movimenti".

Il teste Z.G. riferiva di essere stato incaricato dalla signora S. di accudire il cane portandolo fuori tutte le mattine, provvedendo ad alimentarlo, facendogli fare delle passeggiate per tutto il periodo in cui la stessa sarebbe stata in vacanza.

Il teste M.G., veterinario intervento in seguito alla chiamata degli operanti, appurava che l'animale stava bene, che durante tutto il giorno veniva portato fuori a passeggiare, che gli spazi ove era stato transitoriamente collocato erano comunque sufficienti ed aveva acqua e cibo a disposizione. All'esito del l'accertamento escludeva vi fossero gli estremi di un maltrattamento.

Il teste P.F., sovrintendente capo intervenuto sul luogo, ha confermato quanto riferito dalla L.F. e dal veterinario M., constatando che Z.G. era effettivamente in possesso delle chiavi del garage e si occupava del cane accudendolo e portandolo fuori.

Dall'esperita istruttoria dibattimentale non emerge la prova della penale responsabilità dell'imputata per i reati a lei ascritti.

In particolare, con riguardo alla contestata contravvenzione di cui all'art. 659 c.p., i testo escussi hanno riferito che il cane guaiva solo quando sentiva delle persone che dall'esterno si avvicinavano al luogo ove era custodito. Il teste S. ha escluso che avesse abbaiato tutta la notte.

Non è dunque provato che il cane avesse creato disturbo al riposo della famiglia della L.F. abbaiando tutta la notte. Non sussiste quindi l'elemento materiale del reato di cui all'art. 659 c.p..

Quanto al reato di cui all'art. 544 ter c.p. è rimasta altrettanto priva di riscontro probatorio la circostanza che il locale ove era custodito l'animale fosse privo di aereazione (anzi è emerso dalla testimonianza dell'operante P. che vi era una finestra con il vetro rotto), così come non è stato dimostrato che detto luogo fosse in pessime condizioni igieniche e nutrizionali. Al contrario il veterinario intervenuto ha accertato l'assenza dei presupposti di maltrattamento di animali.

E' di tutta evidenza, dunque, che non ricorrono gli elementi costitutivi del reato contestato. Secondo l'orientamento costante della Suprema Corte il reato di cui all'art. 544 ter comma primo c.p. presuppone un'accertata sofferenza dell'animale determinata da una condotta d'incuria e/o di abbandono (Cassazione penale, sezione III, n. 25229/05) che nel caso di specie non solo non è stata provata ma è stata esclusa.

Per i suesposti motivi l'imputata deve andare assolta dai reati a lei ascritti perché il fatto non sussiste.

P.Q.M.

Il Tribunale di Ivrea in composizione monocratica in persona della Dr.ssa Ombretta VANINI Visto l'art. 530 comma II c.p.p..

ASSOLVE

l'imputata dal reato a lei ascritto al capo 1) d'imputazione perché il fatto non sussiste;

Visto l'art. 530 cmma I c.p.p.

ASSOLVE

l'imputata dal reato a lei ascritto al capo 2) d'imputazione perché il fatto non sussiste.

Visto l'art. 544 comma 3 c.p.p.,

indica in giorni 60 il termine per il deposito della motivazione.

Così deciso in Ivrea, il 22 maggio 2014.

Depositata in Cancelleria il 17 luglio 2014.



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