Legislazione e Giurisprudenza, Libertà costituzionali -  Valeria Cianciolo - 2017-04-23

Vaccini. Per il Consiglio di Stato è legittimo lobbligo per laccesso allasilo. – di Valeria Cianciolo

"Tutela della salute in età prescolare ha valore dirimente". Questo il verdetto di Palazzo Spada.

La legittimità dell'obbligo introdotto dal Comune di Trieste era stata contestata da alcuni genitori sulla base del cosiddetto 'principio di precauzione'.

Il Consiglio di Stato (il provvedimento è in allegato) ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata da due famiglie contro la sentenza del Tar del Friuli Venezia Giulia che aveva confermato la validità della delibera del Consiglio Comunale di Trieste con la quale era stato introdotto l'obbligo delle vaccinazioni per l'accesso ai servizi educativi comunali da 0 a 6 anni, dagli asili nido, alla scuola materna, fino a spazi gioco e servizi integrativi, sperimentali e ricreativi.

Il Tar nel rigettare le richieste dei genitori aveva specificato che : "…la scelta di rendere obbligatoria la vaccinazione per i bambini da iscrivere all'asilo comunale è stata dettata dalla tutela della salute degli altri allievi, tenendo presente che la norma impugnata riguarda solo le vaccinazioni obbligatorie e comunque esenta determinati bambini che per comprovate ragioni mediche non possono essere sottoposti a vaccinazioni. Si tratta quindi di una norma di prevenzione e di precauzione in materia della salute che il Comune, nel regolamentare l'accesso ai propri asili, può legittimamente definire e disciplinare.  A tale proposito, va per completezza rilevato come vi sia un'intrinseca contraddittorietà su tale punto nel ragionamento di parte ricorrente. I genitori invero, difendendo la scelta di non vaccinare i loro figli, si rifanno ad un principio di precauzione, cioè alla probabilità che la vaccinazione provochi più danni di quelli eventualmente possibili in caso di contagio. In tal modo peraltro omettono di considerare che lo stesso principio di precauzione e di prevenzione vale in senso opposto, nel rendere obbligatorie le vaccinazioni e nell'estendere la copertura della popolazione vaccinata…L'iscrizione a un asilo comporta di necessità la convivenza dei bambini in un ambiente ristretto, per cui la mancanza di vaccinazione, per un elementare principio di precauzione sanitaria, si ripercuoterebbe sulla salute degli altri, anche quelli con particolare debolezze e fragilità immunitarie. Il pur rispettabile e tutelabile interesse individuale deve regredire rispetto all'interesse pubblico, in particolare ove si tratti di tutela della salute. Né va dimenticato come le quattro vaccinazioni citate rimangono obbligatorie nel nostro ordinamento."

Nell'ordinanza, il Consiglio di Stato ha riconosciuto che la tutela della salute in età prescolare prevale sulle responsabilità genitoriali.

La decisione darà la stura ad una serie infinita di polemiche.

Quando si parla di vaccinazioni obbligatorie è immediata l"associazione ai trattamenti sanitari obbligatori di cui agli artt. 33 e 34 della L. 833/1978.

Tuttavia, rispetto a questi ultimi, intanto manca il requisito della coercitività, ossia la possibilità di assoggettarvi il paziente prescindendo dalla sua volontà di collaborazione.
La Corte Costituzionale, infatti, chiamata a pronunciarsi sulla presunta incostituzionalità della L. 51/1966 in materia di vaccinazione antipoliomelitica « nelle parti in cui, prevedendo come unica sanzione la pena pecuniaria, non dispone, ai fini della tutela del diritto del minore alla salute e all"istruzione, e del diritto della collettività alla salute, la coercibilità della vaccinazione obbligatoria sui minori non sottoposti a tale trattamento dall"esercente la potestà genitoriale", con la sentenza n. 132/1992 ritenne la questione non fondata in quanto tale legge, "nel prevedere l"obbligo della vaccinazione — che costituisce uno dei trattamenti sanitari cui fa riferimento l"art. 32 della Costituzione — ha altresì previsto una sanzione, la determinazione della quale è rimessa alla discrezionalità del legislatore e non è censurabile se non arbitraria".

Tale rimedio, a giudizio della Consulta, andrebbe «considerato nel quadro delle altre misure previste dall"ordinamento per la tutela del diritto alla salute della collettività rispetto ai rischi connessi al mancato adempimento dell"obbligo alla vaccinazione, nonché delle misure che l"ordinamento prevede per la tutela degli interessi del bambino, anche nei confronti dei genitori che non adempiano i compiti inerenti alla cura del minore».

Sennonché, rispetto al momento in cui tale pronuncia fu resa, uno delle misure sopra richiamate, peraltro citata esplicitamente dalla Consulta nel proprio ragionamento, ossia l"art. 47 del D.P.R. n. 1518/1967, che originariamente prevedeva che i capi degli istituti di istruzione pubblica o privata fossero tenuti a non ammettere alla frequenza o agli esami gli alunni sprovvisti della certificazione di avvenuta vaccinazione, è stato modificato profondamente dal successivo D.P.R. n. 355/1999.
Pertanto, oggi, in caso di mancata presentazione della suddetta certificazione, il capo dell"istituto «comunica il fatto entro cinque giorni, per gli opportuni e tempestivi interventi, all"azienda unità sanitaria locale di appartenenza dell"alunno ed al Ministero della sanità» ma « la mancata certificazione non comporta il rifiuto di ammissione dell"alunno alla scuola dell"obbligo o agli esami », venendo così meno uno dei principali strumenti di deterrenza.

Il presidente dell"Ordine dei medici di Bologna Giancarlo Pizza, dopo che nel marzo 2016 la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) ha sottoscritto un documento di cinque pagine fitte in cui si invocano misure disciplinari nei confronti di quei colleghi che non sostengono o addirittura si oppongono a quello che è considerato dalla categoria uno strumento di salute pubblica fondamentale, ha dichiarato: «La radiazione è un"iperbole e nel documento della Fnomceo non viene citata. Le misure disciplinari vanno dall"ammonizione alla radiazione, ma la radiazione è eccessiva. In quel documento si dice che i medici non devono gravare sul codice deontologico il quale non parla mai espressamente di vaccini. L"obbligo del medico, civile, come giuridico e deontologico, è quello di invitare a vaccinare sia per le vaccinazioni obbligatorie che per quelle facoltative e di informare attentamente i genitori e i pazienti se sono un po" riluttanti».

Insomma, resta l"incoerenza di un sistema che parla di vaccinazioni obbligatorie, che tali non sono, e prevede sanzioni che si sceglie, anche formalmente, di non applicare.

Intanto, la scorsa settimana è arrivata la mannaia della radiazione dell"Ordine dei medici di Treviso scattata per la prima volta contro un medico antivaccino dichiarato.





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