Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Redazione P&D - 2013-09-07

VALIDITÀ DELLA NOTIFICA A MEZZO DI POSTA - Cass. 18085/2013 – Giuseppe De MARCO

Un debitore ricorre in Cassazione, dopo che si è visto respingere l"appello proposto contro la sentenza dichiarativa del fallimento pronunciata dal Tribunale, lamentandosi della violazione o falsa applicazione della L.n.890 del 1982, art.7, comma 2, da cui la nullità della notifica dell"avviso di convocazione ex art.15 L.Fall.

Il ricorrente si lamenta infatti di aver avuto conoscenza della fissazione dell"udienza prefallimentare dopo che la stessa si era tenuta, stante la presunta nullità/inefficacia della notifica dell"avviso di convocazione, eseguita presso la propria residenza con la consegna del plico alla moglie dichiaratasi "moglie convivente", mentre non lo era, essendo separata e solo occasionalmente presente.

Secondo il ricorrente, egli sarebbe onerato di dimostrare solo che la persona cui è stato consegnato il plico non si trattava di persona di famiglia che conviva anche temporaneamente con lui. Egli assume poi che non può essere considerata persona di famiglia il coniuge legalmente separato, residente altrove, né può dirsi convivente chi frequenti anche per consuetudine l"altrui abitazione, mancando quella intimità e relazione che fanno ritenere la garanzia della sollecita consegna al destinatario.

La Corte di Cassazione precisa intanto che la moglie del ricorrente, anche se separata con pronuncia giudiziale con addebito al marito, è da ritenere persona di famiglia, "posto che il rapporto di coniugio cessa solo con la pronuncia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio" e posto che l"affinità va equiparata al rapporto di parentela.

La precisazione, tuttavia, più interessante che effettua la Corte nella sentenza de qua, è certamente quella relativa al vincolo presuntivo dei due requisiti, "persona di famiglia" e "convivenza".

La giurisprudenza, tra i due requisiti, ha ritenuto sussistente appunto un vincolo presuntivo, del primo rispetto al secondo requisito, ritenendo che "la notificazione mediante consegna a persona di famiglia richiede che l"atto da notificare sia consegnato a persona che, pur non avendo uno stabile rapporto di convivenza con il notificando, sia a lui legato da vincolo di parentela, che giustifichi la presunzione di sollecita consegna; presunzione superabile da parte del notificando, che assuma di non aver ricevuto l"atto, con la presenza occasionale e temporanea del familiare consegnatario" (sent.Cass. 187/2000; 5671/97; 73/97).

La novità introdotta dal ricorrente, non trascurata dalla Corte, è la prospettazione della convivenza della moglie come presenza "consuetudinaria" ma pur sempre occasionale e comunque tale da far mancare quel legame di relazione che garantirebbe la consegna del plico al destinatario.

La risposta della Corte è fornita con riferimento alla esplicita indicazione di legge della "convivenza anche temporanea", come intesa dalla giurisprudenza (Cass.civ.n.9928/2001; n.1843/98; 615/95). Qiest"ultima infatti ha evidenziato come con tale espressione, il legislatore abbia inteso riferirsi alla presenza non occasionale, ma caratterizzata da "un minimo di stabilità", come tale idonea, nella ricorrenza dell"altro requisito della familiarità, a fondare la presunzione della sollecita consegna al destinatario; "e ciò in quanto, alla stregua della presenza consuetudinaria, ben può ritenersi in essere quel minimum di rapporto con il destinatario della notificazione, idoneo a rendere ragionevolmente operante detta presunzione, senza dover richiedere la condivisione quotidiana di una rilevante quantità di tempo, come ipotizza il ricorrente".

Ecco allora il principio affermato con la sentenza in commento:

"Ai sensi della L. n. 890 del 1982, art.7, comma 2 va ritenuta la ritualità della notifica ove l"agente postale abbia consegnato il plico a persona di famiglia, nella specie, coniuge separato, ove risulti la presenza consuetudinaria e non occasionale della stessa, da accertarsi dal Giudice del merito, nell"ambito della valutazione allo stesso spettante".



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