Articoli, saggi, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2015-02-09

VALORE VENALE DEL BENE INSERITO IN ZONA DI RISPETTO: ESPROPRIAZIONE PARZIALE E CIMITERI - Riccardo MAZZON

gli effetti secondari delle c.d. zone di rispetto: influenzano il valore venale del bene in sede di espropriazione

il caso dell"espropriazione parziale

l"ipotesi del vincolo cimiteriale

E" ancora necessario tornare, ulteriormente, su uno degli effetti secondari più rilevanti prodotti dall"essere l"immobile in qualche modo interessato alle c.d. zone di rispetto: l"influenza del limite sul valore del bene, rilevante anche in sede di espropriazione.

Il principio, più volte enunciato,

"l'indennità di asservimento di un fondo, dovuta per la costituzione di una servitù di elettrodotto, si deve commisurare non già al suo valore venale, bensì alla indennità di esproprio determinata secondo i criteri dell'art. 5 bis della l. n. 359 del 1992, giustificandosi tale conclusione sia per il carattere generale di quei criteri, sia perché sarebbe irragionevole e lesivo del principio costituzionale di eguaglianza, attribuire al titolare del fondo asservito un'indennità maggiore di quella di espropriazione, che compete al proprietario espropriato. In particolare, i criteri di cui al suddetto art. 5 bis della l. n. 359 del 1992 trovano applicazione, quanto alle aree edificabili, in forza della diretta valenza generale di tale norma, e, quanto alle aree agricole o comunque non edificabili, in virtù del rinvio, contenuto nel comma 4 dello stesso art. 5 bis, al titolo secondo della l. n. 865 del 1971 e successive modifiche. L'applicazione dei criteri dell'art. 5 bis deve aver luogo per tutte e tre le componenti della indennità di asservimento, come individuate dalla norma dell'art. 123 del r.d. n. 1775 del 1933, cioè sia per la valutazione relativa alla diminuzione di valore dell'immobile a causa della imposizione della servitù, sia per quella relativa al quarto del valore concernente la parte strettamente necessaria per il servizio delle condutture, sia per quella concernente le aree occupate dai basamenti dei sostegni delle condutture o da cabine o da costruzioni di qualsiasi genere e relative eventuali zone di rispetto" Cass. 27.8.99, n. 8989, UApp 1999, 1321

è stato riproposto, in giurisprudenza, anche in ipotesi di espropriazione parziale:

"nell'ipotesi di espropriazione parziale di un fondo per l'ampliamento di una strada pubblica, il preesistente vincolo di inedificabilità (relativo all'obbligo di osservanza delle distanze previste per le costruzioni rispetto al ciglio stradale) gravante sull'area espropriata o su parte di essa, si sposta dall'area su cui gravava originariamente a quella contigua, che diviene perciò, nella stessa misura, inedificabile, con la conseguenza che, in questo caso, l'esproprio colpisce un'area edificatoria, resa inedificabile nella parte in cui va a sostituire quella precedentemente destinata a zona di rispetto stradale" Cass. 7.8.97, n. 7303, GCM 1997, 1359.

La tematica ha trovato notevole sviluppo in materia di vincolo cimiteriale (cfr. anche l'esempio riportato al paragrafo 7., capitolo ventisettesimo, del volume: "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto),

"nell'ipotesi di espropriazione di una parte di un fondo - non edificabile perché gravato da vincolo cimiteriale - e di successivo allargamento del cimitero, il terreno originariamente compreso nella zona di rispetto non può essere considerato edificatorio al fine della determinazione dell'indennità di esproprio, mentre è indennizzabile il vincolo discendente dall'obbligo, novellamente insorto rispetto ad altra parte dello stesso fondo, di mantenere le costruzioni alla distanza dal perimetro cimiteriale stabilita dall'art. 338 r.d. n. 1265 del 1934, in quanto detto vincolo - ancorché in via di principio non indennizzabile, costituendo effetto legale che colpisce non solo il terreno espropriato, ma tutti quelli che si trovino in una determinata relazione spaziale con il cimitero - già gravante sulla parte espropriata viene a spostarsi sulla parte residua. Ne deriva che, nel calcolo dell'indennità espropriativa, condotto con il criterio della differenza tra il valore dell'intero fondo prima dell'espropriazione e quello della porzione residua, ex art. 40 legge n. 2359 del 1865, il suddetto vincolo deve essere computato in detrazione non di entrambi i termini di paragone, ma di uno soltanto, in quanto altrimenti verrebbe a pregiudicare due volte il medesimo bene" (Cass. 23.7.96, n. 6592, GCM 1996, 1029),

"ai fini della determinazione dell'indennità di espropriazione, un suolo rientrante nella zona di rispetto cimiteriale ed assoggettato al relativo vincolo, ai sensi dell'art. 338 r.d. n. 1265 del 1934, è da qualificare non edificabile ai sensi dell'art. 5 bis d.l. n. 333 del 1992 (conv., con modif. nella legge n. 359 del 1992), giacché il vincolo cimiteriale determina una tipica situazione di inedificabilità "legale", suscettibile di venire rimossa solo in ipotesi eccezionali, senza che, del resto, proprio in virtù della rigida dicotomia tra suoli edificabili e non edificabili introdotta dalla norma citata, sia più sostenibile la rilevanza, agli effetti indennitari, di utilizzazioni economiche del terreno non coincidenti con lo sfruttamento agricolo (realizzazione di chioschi, infrastrutture per campeggio e turismo, parcheggi e così via)" (Cass. 23.6.04, n. 11669, D&G, 2004, 35, 94),

ove si è notato come non incida in senso contrario la sola circostanza che nella zona medesima esistano costruzioni illegittimamente realizzate:

"il divieto di costruire entro il perimetro di duecento metri da un cimitero, posto dall'art. 338 del r.d. 27 luglio 1934 n. 1265 (testo unico delle leggi sanitarie), integra una limitazione legale della proprietà a carattere assoluto, direttamente incidente sul valore del bene e non suscettibile di deroghe di fatto, ne consegue, al fine della determinazione dell'indennità espropriativa, che un terreno compreso nell'indicata zona di rispetto non è qualificabile come edificatorio per la sola circostanza che nella zona medesima esistano costruzioni illegittimamente realizzate" Cass. 1.8.80, n. 4908, GCM, 1980, fasc. 8.



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