Legislazione e Giurisprudenza, Successioni, donazioni -  Redazione P&D - 2016-05-30

Vendita a terzi di un bene ereditario: prelazione dei coeredi, retratto successorio e garanzia per evizione - Cass. Civ. 8692/16 - C. Nicoletti

Con la sentenza in esame la Cassazione precisa che il terzo, a cui uno dei coeredi ha venduto una quota dell"immobile rientrante nel patrimonio ereditario, può essere assoggettato al riscatto da parte degli altri coeredi se non dimostra che quell"immobile sia stato considerato come bene a sè stante e non come quota dell"eredità stessa.

Il fatto in breve: un coerede vendeva ad un terzo una porzione di un immobile, di cui egli era titolare a seguito di successione ereditaria, senza notificare agli altri coeredi la proposta alienazione e, pertanto, non consentendo loro l"esercizio del diritto di prelazione.

Questi ultimi, di conseguenza, agivano in giudizio affinché venisse riconosciuto loro il diritto di prelazione ex art 732 c.c.Come noto detta norma dispone che il coerede, che vuol alienare a un estraneo la sua quota o parte di essa, deve notificare la proposta di alienazione, indicandone il prezzo, agli altri coeredi, i quali hanno diritto di prelazione. Tale diritto deve essere esercitato nel termine di due mesi dall'ultima delle notificazioni e, in mancanza di notifica, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall'acquirente e da ogni successivo avente causa, finché dura lo stato di comunione ereditaria.

Il Tribunale di Verona rigettava la domanda che, tuttavia, veniva accolta in seconda istanza dal giudice d"appello di Venezia il quale riteneva che con l"atto di compravendita si fosse inteso trasferire una quota di patrimonio ereditario e non un bene a sè stante dato che tale immobile costituiva l"unico bene di cui si componeva l"eredità.

La decisione della Corte d"Appello viene a sua volta impugnata dai terzi acquirenti i quali sostengono, con il primo motivo di ricorso, l"erronea applicazione degli artt. 732 e 2697 c.c.

Più precisamente sostengono che l"art. 732 c.c. non sarebbe applicabile al caso de quo poiché le controricorrenti non hanno chiarito se la porzione dell"immobile oggetto della alienazione rappresenti o meno l"intero asse ereditario.

Secondo tale tesi, l"atto di compravendita aveva ad oggetto un singolo bene e non una quota ereditaria; incombe, pertanto, sulla controparte l"onere di dimostrare la composizione dell"asse ereditario e, quindi, l"esclusione da esso dell"immobile oggetto della compravendita. Ritengono che non sussista più la comunione ereditaria poiché la maggior parte dei beni che componevano l"asse ereditario non si trova nello stato di individuazione che risultava al momento dell"apertura della successione.

I ricorrenti precisano, altresì, che gli alienanti non erano neppure primi successori ma eredi di coerede; di conseguenza il diritto di prelazione non sarebbe trasmissibile a favore dei successori a titolo universale dei coeredi.

La Cassazione con la pronuncia in esame rigetta i motivi di ricorso precisando la portata dell"istituto del retratto successorio.

I diritti di prelazione e di riscatto di cui all"art. 732 c.c. postulano che sia stata alienata da un altro coerede la quota ereditaria (o una sua parte) intesa come porzione ideale dei beni lasciati dal de cuius.

Tali diritti, dunque, non possono essere esercitati qualora si dimostri che l"alienante non abbia voluto sostituire il terzo all"erede e che l"oggetto del contratto fosse una cosa a se" stante e non considerata come quota del patrimonio ereditario.

In tal caso l"alienazione avrebbe efficacia puramente obbligatoria, essendo subordinata alla assegnazione del bene al coerede stesso a seguito della divisione.

Se, invece, l"erede aliena ad un terzo la quota indivisa dell"unico cespite ereditario, si presume che abbia alienato la sua intera quota. Di conseguenza il coerede può ben esercitare il retratto, salvo che il retrattato dimostri (sulla base di elementi concreti della fattispecie ed intrinseci al contratto, e non con riferimento al comportamento del contraente) che la vendita avesse ad oggetto un bene considerato in quanto tale e non come parte della comunione ereditaria.

La Suprema Corte precisa, inoltre, che il giudice di appello, contrariamente a quanto dichiarato dai ricorrenti, non ha esonerato i coeredi dall"onere della prova circa la composizione dell"asse ereditario, bensì ha ritenuto dimostrato, sulla base della dichiarazione di successione, che l"immobile costituisse l"unico bene dell"asse.

Secondo la Cassazione, pertanto, l"onere della prova, circa il fatto che l"immobile rappresentava l"unico bene dell"asse ereditario, è stato assolto.

Corretto, quindi, è stato il percorso argomentativo del giudice di secondo grado secondo il quale i ricorrenti, per poter superare la presunzione di alienazione della quota ereditaria, avrebbero dovuto provare che la volontà espressa nel negozio di cessione fosse quella di trasferire il singolo bene.

In relazione poi alla precisazione circa la natura degli alienanti quali non primi successori ma eredi di coeredi, la Cassazione conferma che il diritto di prelazione tra coeredi, previsto dall"art. 732 c.c. è un diritto personalissimo, il quale deroga al principio generale della libertà e dell"autonomia negoziale e della libera circolazione dei beni al fine di assicurare la continuità e l"eventuale concentrazione della titolarità dei beni ereditari in capo ai primi successori, e, pertanto, non è trasmissibile a favore o nei confronti dei successori a titolo universale del coerede. Nel caso di specie era stato, però, accertato che l"esercizio del retratto era avvenuto nei confronti dei soli eredi diretti.

Con il secondo motivo di gravame i ricorrenti ritengono che il giudice d appello abbia errato nell"escludere la responsabilità dei venditori sul solo presupposto che gli acquirenti avrebbero dovuto essere a conoscenza delle conseguenze circa il possibile esercizio del retratto successorio da parte dei coeredi

Tale motivo viene reputato fondato.

La garanzia per evizione sorge, infatti, a seguito del mero fatto obiettivo della perdita del diritto acquisito, a prescindere dal fatto che l"acquirente conoscesse o avrebbe potuto conoscere la causa dell"evizione essendo la stessa una garanzia che opera indipendentemente dalla colpa del venditore o dalla buona fede dell"acquirente.

La Corte accoglie il secondo motivo, rigetta il primo; cassa la sentenza con riferimento al motivo accolto e rinvia la causa ad altra sezione della Corte di appello di Venezia anche per le spese.



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