Legislazione e Giurisprudenza, Obbligazioni, contratti -  Carla Nicoletti - 2017-01-25

Vessatorietà delle clausole: validità del precedente anche se soggetto forte non partecipa al proc.to - Corte di Giustizia C -119/15 - C. Nicoletti

Una clausola giudicata come vessatoria da sentenza definitiva può essere contestata a soggetto che non ha partecipato al relativo procedimento.

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La sentenza in esame è la C-119/15 pronunciata dalla Corte di giustizia, alla quale veniva sottoposta, da parte della Corte d'appello di Varsavia, la seguente questione pregiudiziale:

se alla luce delle direttive europee 93/13 (riguardante le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori) e 2009/22 (sui provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori), l"utilizzo da parte di un professionista di una clausola di contenuto identico a quello di altre dichiarate illegittime da una sentenza definitiva e annotata nel Registro nazionale delle clausole illecite, configuri un atto illecito anche qualora tale professionista non abbia partecipato al relativo procedimento conclusosi con l"annotazione nel registro della clausola.

Il fatto in breve:

L"Ufficio per la tutela della concorrenza e dei consumatori istituito nell"ordinamento polacco accertava l"utilizzo da parte di una società operante in Polonia nel settore turistico di clausole equivalenti a quelle dichiarate illegittime nell"ambito di procedimenti giurisdizionali riguardanti altri professionisti e annotate nel Registro nazionale delle clausole di condizioni generali illecite.

La società in questione contestava l"equivalenza delle clausole utilizzate a quelle annotate nel registro; equivalenza che veniva, invece, confermata dal Tribunale della Polonia per la tutela della concorrenza e dei consumatori.

Avverso tale decisione la società di servizi turistici proponeva appello.

L'ordinamento polacco:

  • vieta il ricorso a pratiche lesive degli interessi dei consumatori (come previsto dalla Legge sulla tutela della concorrenza e dei consumatori)
  • ha istituito un Registro delle clausole di condizioni generali giudicate non conformi dal Tribunale per la Concorrenza e la Tutela dei Consumatori (finalizzato a dare attuazione agli obblighi di tutela dei consumatori previsti dalle direttive 93/13 e 2009/22. In base alla normativa europea, infatti, gli Stati membri possono predisporre elenchi delle clausole contrattuali reputate abusive purché tale registro sia pubblico e soprattutto sia costantemente e prontamente aggiornato).

Per rispondere alla questione sollevata dal giudice polacco, la Corte di giustizia parte dall"analisi dell"art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell"UE il quale stabilisce che ogni persona i cui diritti, garantiti dal diritto dell" UE, possono essere violati, deve godere di un ricorso giurisdizionale effettivo.

In applicazione del principio della tutela giurisdizionale effettiva, quindi, il professionista a cui sia stata inflitta una sanzione (a causa dell"utilizzo di una clausola equivalente a quella contenuta nel registro nazionale) deve poter proporre ricorso avverso tale decisione.

Il sistema polacco prevede che il professionista possa contestare l"equivalenza della clausola dinanzi a un Tribunale specializzato (Tribunale per la tutela della concorrenza e dei consumatori), pertanto esso assicura la tutela del diritto di difesa del professionista, nonché il rispetto del principio della effettività della tutela giurisdizionale.

Sulla base di tale analisi, la Corte enuncia tale principio generale:

L"utilizzo di clausole equivalenti a quelle dichiarate illecite da una decisione giurisdizionale definitiva (e annotate in apposito registro), può essere contestata a un diverso professionista che non ha preso parte a quel procedimento sempreché allo stesso sia garantito un diritto di ricorso effettivo avverso la decisione che ha riconosciuto l"equivalenza della clausole confrontate (elemento che dovrà essere verificato dal giudice nazionale di rinvio).

Nel caso di specie la Corte di Giustizia ha verificato che l'ordinamento polacco assicurasse al professionista la possibilità di contestare l"equivalenza della clausola dinanzi a un Tribunale specializzato (Tribunale per la tutela della concorrenza e dei consumatori), e, conseguentemente, ha evidenziato come garantito il diritto di difesa del professionista nonché il rispetto del principio della effettività della tutela giurisdizionale.

Per quanto riguarda l"analisi degli impatti della sentenza in commento sull"ordinamento italiano, occorre premettere che l"Italia non ha istituito un registro nazionale delle clausole giudicate abusive. La Cassazione Civile, Sez. III, 20 agosto 2015, n. 17024, sulle polizze vita, contiene un elenco di clausole valutate come vessatorie (e contenute nella maggior parte dei contratti delle Imprese), ma tale elenco non ha i requisiti indicati dalla Corte di giustizia per un registro nazionale (in primis: l'attualità, ossia il costante aggiornamento delle clausole ivi contenute).

Dalla sentenza in esame sembrerebbe che l"estensione della abusività valga solo per clausole dichiarate illecite a seguito di una sentenza definitiva e annotate in un registro nazionale.

Vero è che nel 2012 è stato inserito l"art. 37 bis nel Codice del consumo rubricato "Tutela amministrativa contro le clausole vessatorie" che attribuisce all"Autorità garante della concorrenza e del Mercato, il compito di dichiarare, con efficacia erga omnes, la vessatorietà di una clausola contenuta in un contratto per adesione.

Viene inoltre previsto che il provvedimento che accerta la vessatorietà della clausola sia "diffuso anche per estratto mediante pubblicazione su apposita sezione del sito internet istituzionale dell"Autorità, sul sito dell"operatore che adotta la clausola ritenuta vessatoria e mediante ogni altro mezzo ritenuto opportuno in relazione all"esigenza di informare compiutamente i consumatori a cura e spese dell"operatore".

Nonostante questi passi in avanti volti sicuramente a far sì che clausole già dichiarate vessatorie non vengano riproposte in altri contratti, la circostanza che non sia ancora stato istituito un registro nazionale comporta che gli impatti effettivi di questa sentenza sull"ordinamento italiano non appaiano così dirompenti come potrebbe apparire ad una prima analisi.

Detto scenario ,ovviamente, cambierebbe nel momento in cui venisse istituito anche in Italia un registro (come quello previsto dal codice di procedura polacco) contenente tutte le clausole di volta in volta giudicate come vessatorie da organi giurisdizionali.



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