Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2013-07-20

VICINI, DISTANZE TRA COSTRUZIONI, CONFINI: CIRCOSTANZE CHE NON OSTANO ALLA GIURISDIZIONE ORDINARIA - RM

La giurisdizione ordinaria, nei casi descritti nel paragrafo che precede, non è esclusa:

  • dall"insorgenza di questioni relative al rilascio del permesso a costruire,

"le controversie tra proprietari di fabbricati vicini aventi ad oggetto questioni relative all'osservanza di norme che prescrivano distanze tra le costruzioni o rispetto ai confini, appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, essendo anche a tale materia applicabile il principio secondo il quale nei rapporti tra privati non si pone una questione di giurisdizione, essendo la posizione di interesse legittimo prospettabile solo in rapporto all'esercizio del potere della p.a., che, invece, in tali controversie non è parte in causa. Nè a tal fine rileva l'avvenuto rilascio di concessione edilizia, atteso che il giudice ordinario, cui spetta la giurisdizione, vertendosi in tema di assunta violazione di un diritto soggettivo, può incidentalmente accertare l'eventuale illegittimità della concessione edilizia medesima, onde disapplicarla; mentre la giurisdizione del giudice amministrativo è al riguardo configurabile allorché la controversia sia insorta tra il privato e la p.a., per avere il primo impugnato detta concessione al fine di ottenerne l'annullamento nei confronti della seconda" Cass., sez. un., 01.7.02, n. 9555, 2003, 878; GCM, 2002, 1150; GC, 2002, I, 2100; FI 2002, I, 3356 - cfr., amplius, "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto

ovvero la legittimità dello stesso,

"nella controversia fra privati, proprietari di fondi vicini, circa l'osservanza delle norme, legislative o regolamentari, disciplinanti l'attività edilizia, ivi incluse quelle dettate dal codice civile in tema di distanze fra costruzioni, deve essere affermata la giurisdizione del giudice ordinario anche quando venga in discussione la validità della licenza o concessione, in base alla quale sia stata realizzata l'opera contestata, poiché, pure in tale ipotesi, la controversia medesima riguarda diritti soggettivi, mentre l'indagine sulla legittimità di quel provvedimento, al limitato fine della tutela di detti diritti, non esula dalle attribuzioni del medesimo giudice ordinario" Cass., sez. un., 8.3.86, n. 1563, GCM, 1986, 3; conforme: Cass., sez. un., 9.10.79, n. 5216, GCM, 1979)

anche se rilasciato in deroga:

"il principio, in forza del quale la controversia fra privati proprietari di fondi vicini, in ordine alla conformità o meno alle norme di edilizia di una determinata costruzione, è devoluta al giudice ordinario, in quanto verte esclusivamente su posizioni di diritto soggettivo, e non di interesse legittimo, configurabili solo nei diversi rapporti con l'amministrazione, ma subisce eccezione nel caso in cui la controversia riguardi una costruzione realizzata in forza di licenza edilizia "in deroga", trattandosi di circostanza che può spiegare rilievo nell'individuazione del contenuto e della portata dei diritti dedotti dalle parti, ovvero per l'indagine incidentale sulla legittimità di tale licenza, al fine della sua eventuale disapplicazione, ma che non tocca l'indicata natura delle posizioni soggettive, e, quindi, non incide sulla spettanza della giurisdizione al giudice ordinario" Cass., sez. un., 10.1.79, n. 148, GCM, 1979, 75; conforme: Cass., sez. un., 15.7.87, n. 6186, GCM, 1987, 7

  • dall"insorgenza di questione circa l"effettiva qualificazione delle norme edilizie, in tema di distanze fra costruzioni, nei rapporti di vicinato, da risolversi alla stregua del loro contenuto sostanziale (se si tratti o meno di norme integrative del codice civile),

"nella controversia tra proprietari di fondi limitrofi, la quale verta sulla violazione di norme edilizie, la questione se si tratti o meno di norme integrative del c.c. in tema di distanze fra costruzioni nei rapporti di vicinato da risolversi alla stregua del loro contenuto sostanziale, ed indipendentemente dalla "sedes materiae", e se, pertanto, la loro inosservanza possa importare o meno anche la sanzione della riduzione in pristino, oltre a quella del risarcimento del danno, non spiega rilevanza ai fini della determinazione della giurisdizione, che spetta comunque al giudice ordinario, avendo in entrambe le ipotesi le posizioni dedotte in causa la natura e consistenza di diritti soggettivi" Cass., sez. un., 21.11.986, n. 6834, GCM, 1986, 11; conforme: Cass., sez. un., 7.2.91, n. 1276, GCM, 1991, 2)

  • dalla circostanza che il fabbricato del quale si chiede la demolizione sia stato realizzato su suolo pubblico e previo provvedimento concessorio della pubblica amministrazione, ma per il soddisfacimento di interessi propri del concessionario,

"nella controversia fra privati, promossa dal proprietario di un immobile per conseguire una condanna alla totale o parziale demolizione di fabbricato da altri edificato in violazione delle distanze fissate dal codice civile, la circostanza che detto fabbricato sia stato realizzato su suolo pubblico e previo provvedimento concessorio della pubblica amministrazione, ma per il soddisfacimento di interessi propri del concessionario, non vale ad escludere la giurisdizione del giudice ordinario, vertendosi in tema di tutela di posizioni di diritto soggettivo nell'ambito di un rapporto privatistico, nè può comportare di per sè il divieto per il giudice medesimo di emettere la richiesta pronuncia di condanna (art. 4 della l. 20 marzo 1865 n. 2248 all. E), dato che l'indicato provvedimento di concessione di suolo pubblico, ove non risulti un'espressa volontà dell'amministrazione di consentire al concessionario la violazione delle predette distanze legali, deve intendersi adottato con salvezza dei diritti dei terzi" Cass., sez. un., 25.2.86, n. 117, GCM, 1986, 2; conforme: Cass. 22.11.90, n. 11271, GCM, 1990, 11

  • dall"insorgenza di questione circa la legittimità dei regolamenti edilizi,

"la controversia fra privati, promossa per ottenere la demolizione della costruzione che si assuma realizzata dal vicino in violazione delle norme di regolamenti edilizi integrative delle disposizioni del codice civile sulle distanze fra costruzioni, investe posizioni di diritto soggettivo, e spetta quindi alla giurisdizione del giudice ordinario, mentre è in proposito irrilevante che venga in discussione la legittimità di detti regolamenti (atti provenienti dall'autorità amministrativa), la quale resta sindacabile dal medesimo giudice ordinario, sia pure al limitato fine della loro eventuale disapplicazione a tutela dei suddetti diritti (art. 5 della l. 20 marzo 1865 n. 2248, all. E)" Cass., sez. un., 28.4.86, n. 2953, GCM, 1986, 4

  • dalla circostanza che vengano in rilievo norme non integrative di quelle dettate dal codice civile in materia di distanze tra costruzioni,

"nelle controversie tra privati, derivanti dalla esecuzione di opere edilizie non conformi alle prescrizioni di legge o degli strumenti urbanistici, viene in rilievo, sempre e soltanto, la lesione di diritti soggettivi attribuiti ai privati dalle norme medesime, anche se trattasi di norme non integrative di quelle dettate dal codice civile in materia di distanze fra le costruzioni, mentre la rilevanza giuridica della concessione o della licenza edilizia si esaurisce nell'ambito del rapporto pubblicistico tra la Pubblica Amministrazione ed il privato richiedente, con la conseguenza che nel caso in cui le dette norme siano state violate il diritto del vicino alla riduzione in pristino (o al solo risarcimento del danno) non trova deroga con riguardo alla circostanza che la costruzione sia stata realizzata in base a concessione edilizia e resta tutelabile davanti al giudice ordinario, senza che occorra una preventiva decisione del giudice amministrativo in ordine alla legittimità o meno del detto provvedimento amministrativo e senza che si renda necessaria neppure una sua deliberazione, in via meramente incidentale, da parte dello stesso giudice" Cass. 16.6.90, n. 6078, GCM, 1990, 6; conforme: Cass., sez. un., 12.6.99, n. 333, GCM, 1999, 1343; Dresp, 1999, 1257

  • dalla circostanza che risulti denunciata l'inosservanza di norme legislative o regolamentari dettate a tutela di interessi pubblicistici,

"nella controversia fra privati, proprietari di fondi finitimi, inerente ai rapporti di vicinato, la circostanza che si denunci l'inosservanza di norme legislative o regolamentari dettate a tutela di interessi pubblicistici, ovvero che si controverta, con riguardo alla violazione di norme edilizie, sul loro carattere integrativo o meno di quelle del codice civile sulle distanze legali, ai sensi ed agli effetti degli art. 872 ss. c.c. non spiega rilievo al fine di introdurre limitazioni o deroghe alla giurisdizione del giudice ordinario, la quale va affermata in quanto la causa investe posizioni di diritto soggettivo relative a detti rapporti privatistici, senza alcuna interferenza su atti o provvedimenti dell'amministrazione" (Cass., sez. un., 20.12.83, n. 7499, GCM, 1983, 11; conforme: Cass. 5.4.00, n. 4197, GCM, 2000, 723; RGE, 2000, I, 1091; Cass. 4.2.00, n. 1248, GCM, 2000, 240)

  • dalla circostanza che la p.a. abbia già revocato la licenza ed ordinato la demolizione del manufatto.

"l'inosservanza delle disposizioni degli strumenti urbanistici integrative delle norme del codice civile in materia di distanze nelle costruzioni costituisce violazione di veri e propri diritti soggettivi dei proprietari finitimi, ai quali è, quindi, concessa tutela innanzi al giudice ordinario, indipendentemente dal fatto che la pubblica amministrazione abbia revocato la licenza concernente le opere edilizie lesive di tali diritti e ordinato la demolizione delle stesse" Cass. 10.5.80, n. 3077, GCM, 1980, 5.

Si vedano, per la particolarità dei casi concreti posti all"attenzione del magistrato, anche le seguenti pronunce (Nell'ultima, ad esempio, il proprietario di un fondo, sostenendo l'illegittimità della costruzione intrapresa dal vicino, aveva proposto una istanza, congiuntamente indirizzata al pretore ed al procuratore della repubblica, affinché "si procedesse penalmente a carico del responsabile, e si disponesse comunque il sequestro della nuova costruzione e la sospensione dei lavori": le sezioni unite della suprema corte, in sede di regolamento di giurisdizione, hanno ritenuto che il pretore difettava del potere giurisdizionale di emettere, in sede civile ed a norma degli art. 689 e 690 c.p.c. ordine di sospensione dei lavori della nuova costruzione, in quanto mancava una volontà della parte idonea a dare ingresso all'esercizio della giurisdizione civile, nel senso sopra specificato):

"la controversia, instaurata dal proprietario di un fondo nei confronti di una società privata concessionaria dell'Amministrazione comunale per la costruzione di una pala eolica, la quale abbia ad oggetto la pretesa di ripristino delle distanze legali tra il fondo ed il manufatto sito nell'area confinante, oltre al risarcimento dei danni, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, giacché detta società è convenuta in giudizio non già come Amministrazione o concessionaria che svolge il pubblico servizio di pubblica utilità di produzione di energia e suo trasporto nella rete elettrica nazionale, ma in quanto impresa costruttrice e proprietaria del manufatto, come tale responsabile del pregiudizio che il manufatto stesso, "staticamente", venga ad arrecare al terzo confinante. Tuttavia, l'esecuzione dell'opera di pubblica utilità anzidetta, rappresentante elemento di esercizio di un servizio pubblico (quale la rete elettrica nazionale), non può essere ricondotta ad attività realizzata iure privatorum, così da poter essere suscettibile di riduzione in pristino, con la conseguenza che la pretesa del privato deve essere circoscritta alla sola indennità prevista dall'art. 46 l. 25 giugno 1865 n. 2359 (e successivamente dall'art. 44 d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327)" Cassazione civile, sez. un., 21/11/2011, n. 24410 Soc. Italian Vento Power Corporation c. D'Agostino e altro Red. Giust. civ. Mass. 2011, 11

"ai sensi dell'art. 4 l. 1 giugno 1971 n. 291, le limitazioni urbanistiche dettate dai primi tre commi dell'art. 17 l. 6.8.1967 n. 765 sono rese inapplicabili, per i comuni non inclusi negli appositi elenchi approvati dal Ministero dei lavori pubblici di concerto con il Ministero dell'interno, solo nel periodo compreso tra la presentazione dello strumento urbanistico alla autorità competente e la approvazione o la restituzione, senza approvazione, per la sua rielaborazione. Pertanto, nel caso di restituzione del progetto di strumento urbanistico senza approvazione, le predette limitazioni, (che, per distanze delle costruzioni sono in concreto specificate dal d.m. 2 aprile 1968), essendo integrative dell'art. 873 c.c., riprendono vigore fino alla data in cui il progetto non sia ripresentato con la conseguenza che la loro violazione attribuisce al proprietario del fondo contiguo un vero e proprio diritto soggettivo alla riduzione in pristino azionabile dinanzi al giudice ordinario" Cass. 18.4.96, n. 3682, GCM, 1996, 604; FI, 1996, I, 2025

"il difetto di giurisdizione del giudice civile ricorre non soltanto quando questi, in relazione all'oggetto della domanda su cui è chiamato ad attuare la volontà della legge, sia privo di "potestas decidendi", la quale non spetti ad alcun giudice, ovvero spetti a giudice appartenente ad altro ordine giurisdizionale, ma anche nel caso in cui, pur astrattamente titolare della potestà di decisione, non possa in concreto esercitarla, per difetto di un'iniziativa di parte, diretta alla tutela di interessi individualizzati, mediante la costituzione del correlativo rapporto processuale" Cass., sez. un., 10.1.79, n. 149, GCM, 1979, 75.



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