Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2015-01-15

VIOLENZA PRIVATA ED ELEMENTO OGGETTIVO - Cass. Pen. 1215/15 - F.M. BERNICCHI

Diritto penale ed elemento oggettivo del reato

Violenza privata e costrizione

La Corte di Cassazione chiarisce che l'articolo 610 richiede un quid in più rispetto alle percosse, minaccia

Si  prende in considerazione una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (sez. V Penale, sentenza 6 novembre 2014 – 13 gennaio 2015, n. 1215) relativa al tema della violenza privata (art.610 c.p.) e l'elemento oggettivo del reato.

Il fatto, in breve: la Corte d'appello di Lecce confermava la condanna di C.A. e M.G. per il reato di violenza privata e del secondo anche per quelli di minacce, ingiurie e danneggiamento, tutti commessi ai danni di Tizio.

Il ricorso del C. deduce l'errata applicazione della legge penale in ordine alla ritenuta responsabilità dell'imputato per il reato di violenza privata, attribuitogli a titolo di concorso nonostante egli si sia limitato ad assistere passivamente all'azione posta in essere dal M..
Il ricorso del M. che ci interessa maggiormente, articolava invece due motivi: con il primo viene parimenti dedotta l'errata applicazione della legge penale e correlati vizi della motivazione, rilevandosi in tal senso come la condotta che la Corte territoriale ha ritenuto essere stata consumata dagli imputati sarebbe al più riconducibile allo schema normativo delle percosse, essendosi esaurita nell'aggressione violenta della persona offesa, lesiva della sua integrità fisica, ma non della sua libertà morale; con il secondo, invece, il ricorrente lamenta il difetto di correlazione tra il fatto di tentata rapina originariamente contestato al capo 1) e quello di violenza privata ritenuto con la sentenza di primo grado.

La Corte di nomofilachia analizza il reato di violenza privata e ribadisce quanto segue: per consolidata giurisprudenza l'elemento oggettivo del delitto di violenza privata è costituito da una violenza o da una minaccia che abbiano l'effetto di costringere taluno a fare, tollerare od omettere una condotta determinata, poichè, in assenza di tale determinatezza, possono integrarsi i singoli reati di minaccia, molestia, ingiuria, percosse, ma non, per l'appunto, quello di violenza privata (ex multis Sez. 5, n. 35237 del 23 maggio 2008, Morellini, Rv. 241159). In altri termini, come pure chiarito da questa Corte, il delitto in questione non è configurabile qualora gli atti di violenza e di natura intimidatoria integrino, essi stessi, l'evento naturalistico dei reato, vale a dire il patì cui la persona offesa sarebbe stata costretta (Sez. 5, n. 2480 del 18 aprile 2000, P.M. in proc. Ciardo, Rv. 216545).

In definitiva, l'evento del reato, nell'ipotesi del ricorso alla violenza, non può coincidere con il mero attentato all'integrità fisica della vittima o anche solo con la compressione della sua libertà di movimento conseguente e connaturata all'aggressione fisica subita

Alla luce di tali principi deve allora convenirsi con il ricorrente circa il difetto nella motivazione della sentenza impugnata dell'individuazione di cosa la persona offesa sarebbe stata costretta a fare, omettere o tollerare in conseguenza della condotta violenta perpetrata dai suoi aggressori, dovendosi escludere che il tenere la vittima "schiacciata" contro la portiera dell'auto integri l'evento tipico del reato, costituendo l'in sé dell'azione violenta strumentale alla sua realizzazione.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata nei confronti di M.G., limitatamente al reato di violenza privata, con estensione ex art. 587 c.p.p. al C.A., con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Lecce per nuovo esame. Rigetta nel resto i ricorsi.



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