Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Chiarini Giulia - 2015-02-15

VIOLENZA SESSUALE: CONFIGURABILE ANCHE TRA MARITO E MOGLIE Cass.Pen. 3231/15- Giulia CHIARINI

-         La manifestazione del dissenso

-         La rassegnazione  e l"assoggettamento

Il Tribunale di merito condannava l"imputato ritenuto colpevole di aver posto in essere condotte di maltrattamento e lesioni nei confronti della moglie e di averla costretta contro la sua volontà ad avere rapporti sessuali con lui.

La Corte d"Appello confermava quanto pronunciato dal Tribunale di primo grado anche se riduceva la pena inflitta all"uomo. Il ricorrente impugnava tale ultima pronuncia in Cassazione adducendo che nel caso di specie i rapporti sessuali tra i coniugi si verificavano in maniera abituale,  regolare e volontaria.

In relazione al dissenso della moglie, la difesa argomentava affermando che si fosse palesato in pochissime occasioni ed in modo estremamente velato, tanto da non permettere all"imputato di accorgersene. La moglie infatti, essendo sottomessa al marito avvezzo all"uso di sostanze stupefacenti, non manifestava  la sua volontà contraria per paura delle reazioni dell"uomo.

Inoltre il ricorrente rilevava l"erronea applicazione dell"art. 572 c.p. affermando la necessità degli elementi della reiterazione e della abitualità ai fini della configurazione del reato di maltrattamenti in famiglia.

La  Cassazione respingendo il ricorso (definito ai limiti dell"ammissibilità) statuisce che è irrilevante il fatto che tra il marito e la moglie esista una abitualità di rapporti intimi perchè, in ogni caso, ciascuno di essi deve essere caratterizzato da una convergenza di volontà e non può mai discendere dalla imposizione di una parte sull'altra in nome di una sorta di "abitudine o  di una pretesa conseguente all'esistenza del rapporto di coniugio.
Confermando i suoi precedenti datati (cfr. Cass. III n.179752/1988 ) e recenti (cfr. Cass. III n.3602/2007) la Corte afferma che il fatto che le parti siano sposate non implica un degradamento della persona del coniuge ad oggetto di possesso dell'altro coniuge.

In relazione alla mancanza di reazione della donna la Cassazione esplicita che il reato di abuso sessuale sussiste anche laddove la persona offesa per "rassegnazione", non si sia opposta né con le parole né con i fatti, alle pretese sessuali del soggetto attivo quando questi si sia mostrato del tutto incurante delle iniziali espressioni di diniego e la situazione complessiva ponga la persona offesa in una condizione di soggezione.
Inoltre, non importa che nel caso in esame gli atti sessuali imposti con la violenza siano stati solo due poiché per la configurazione del reato di violenza sessuale sarebbe stato sufficiente anche un solo atto.

In conclusione qualora la donna abbia, per sottomissione o rassegnazione, prestato il suo consenso questo sarebbe irrilevante perché viziato.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati