Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2014-10-20

VIOLENZA SESSUALE E CONTESTUALI REATI CONTRO L'ONORE DELLA VITTIMA - Cass. Pen. 43314/14 - F.M. BERNICCHI

Si prende in esame una recente sentenza della Corte di Cassazione (sez. III Penale, sentenza 30 settembre – 16 ottobre 2014, n. 43314) relativa al tema della violenza sessuale commessa contestualmente a delitti contro l"onore.

Il fatto, in breve: la Corte d'Appello di L'Aquila confermava la sentenza del G.u.p. presso il Tribunale di L'Aquila di condanna dell'imputato Tizio per i reati di cui agli artt. 609 bis e 594 c.p. per avere costretto R.G. a subire contro la propria volontà un atto sessuale e per averne leso l'onore e il decoro pronunciando una frase ingiuriosa.

L'imputato ricorre in Cassazione contro detto provvedimento, lamentando, in particolare l'inosservanza ed erronea applicazione della legge penale quanto alla affermazione che la frase pronunciata abbia avuto valenze ingiuriosa.

Infatti questa, atteso il suo significato intrinseco, deve considerarsi priva di animus iniuriandi, essendo del tutto mancato alcun intento di umiliare o dileggiare l'interlocutore; al contrario proprio perché pronunciata, secondo la Corte territoriale, nella fase dell'approccio sessuale, tale frase dovrebbe essere ricondotta nell'ambito di una assai grossolana proposta. E' da evidenziare, inoltre, il contenuto evidentemente autoreferenziale dell'espressione in quanto esplicitante un effetto che si sarebbe prodotto nella persona del Tizio e dunque non già un dileggio o un disprezzo; né si comprende perché l'offensività sia stata desunta dal collegamento funzionale della frase rispetto all'approccio sessuale.

Per quanto ci interessa, la Corte di Cassazione sostiene che il predetto motivo è fondato.
La Corte di merito disattese la doglianza difensiva in ordine alla mancanza, nella frase pronunciata, di illiceità affermando che la portata ingiuriosa della stessa sarebbe indiscutibile "dal momento che proprio la stessa ha integrato il primo approccio di carattere sessuale verso la parte offesa".

Tuttavia la Suprema Corte si discosta da questa conclusione: c'è illogicità nel presupposto per cui il solo fatto dei collegamento all'approccio sessuale, successivamente posto in essere dall'imputato, avrebbe dovuto conferire alla frase una valenza di per sé necessariamente ingiuriosa; anzi, al contrario, la Corte d'Appello, senza arrestarsi a considerare il solo aspetto dei reato sessuale, quasi facendolo coincidere con quello della lesione verbale dell'altrui onore, avrebbe dovuto anzitutto analizzare il contenuto oggettivo della frase e verificare se esso, per le parole pronunciate, esprimesse appunto, come necessario per l'integrazione del reato, offesa dell'altrui onore e decoro.
Sennonché, così facendo, e pur essendo indubbia la terminologia volgare e ineducata delle specifiche parole ricomprese nella frase contestata, e su cui si è evidentemente appuntata l'attenzione dei giudici atteso appunto il termine usato ("...Giuseppì...stasera ho xxx..."), avrebbe dovuto concludersi, stante l'inequivoco riferimento dell'imputato non già alla interlocutrice, bensì a se stesso, per l'assenza di offesa alla dignità altrui e, dunque, per la non integrazione del reato contestato.

La sentenza va dunque annullata senza rinvio, ex art. 620 lett. I) c.p.p., relativamente al reato di ingiuria perché il fatto non sussiste con conseguente eliminazione della pena, già apportata dal primo giudice a titolo di aumento per la continuazione rispetto al più grave reato base, di giorni venti di reclusione residuando la pena finale di mesi undici e giorni dieci di reclusione. Il ricorso va, nel resto, rigettato.Il parziale accoglimento del ricorso giustifica la compensazione per intero tra imputato e parte civile delle spese processuali sostenute da quest'ultima.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al reato di cui all'art. 594 c.p.p. perché il fatto non sussiste ed elimina la relativa pena di giorni venti di reclusione. Rigetta nel resto il ricorso. Dichiara compensate per intero tra le parti le spese sostenute dalla parte civile.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati