Varie, Reato -  Redazione P&D - 2013-11-08

VIOLENZA SESSUALE E MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA. CONCORSO FORMALE DI REATI - Cass. 13707/2013 - Eleonora MONTARULI

Con la sentenza in oggetto la Corte di Cassazione confermava la sentenza del Giudice d"appello nella parte in cui condannava l"imputato, ritenendolo colpevole dei reati di violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia ai danni della figlia.

La difesa dell"imputato, proponendo ricorso per cassazione, invitava la Corte a riformare la sentenza del giudice d"appello, poiché quest"ultimo aveva erroneamente applicato la disciplina del concorso formale ai reati previsti dagli articoli 609 bis e 572 c.p. Sosteneva il ricorrente, infatti, che gli atti vessatori e di prevaricazione integranti la condotta materiale del reato di maltrattamenti non potessero avere una loro autonoma connotazione, in quanto l"imputato avrebbe posto in essere tali atti sempre in funzione della perpetrazione degli abusi sessuali. L"imputato avrebbe dunque tentato di mantenere il controllo della figlia e il dominio incontrastato su quest"ultima al fine di assicurarsi il silenzio della vittima a proposito di tali abusi.

La corte di Cassazione rigettava il ricorso.

Quest"ultima ha ritenuto, infatti, che gli atti vessatori e di prevaricazione posti in essere dall"imputato fossero comportamenti verosimilmente dettati dal desiderio di assicurarsi la totale appartenenza della figlia, relegandola nell"ambito casalingo e isolandola dal mondo esterno, per assicurarsi il predominio incontrastato su di lei e la prosecuzione dei loro rapporti sessuali. Nonostante questo, tuttavia, la Corte ha ritenuto che tali comportamenti avessero comunque un"autonoma connotazione rispetto alle violenze sessuali, seppur riconducibili a tale ambito, e che integrassero, piuttosto, quella serie continua di mortificanti angherie, umiliazioni, privazioni in cui si concreta il reato di maltrattamenti.

Il Supremo Collegio ha quindi concluso che il rapporto di specialità fra i due reati sussiste  solo quando le condotte a sfondo sessuale siano le uniche in cui si concretizza la fattispecie criminosa di maltrattamento. Il reato di maltrattamenti e quello di violenza sessuale si pongono in rapporto di specialità solo quando le condotte a sfondo sessuale siano le uniche in cui si concretizza la fattispecie criminosa del maltrattamento, mentre i due delitti conservano la loro autonomia e possono concorrere fra loro qualora le violenze sessuali siano solo uno degli atteggiamenti di umiliazione e di compressione della libertà della vittima.

Sussiste invece l"ipotesi di concorso formale fra i reati di violenza sessuale e maltrattamento quando la condotta violenta, seppur ispirata prevalentemente da motivazione di carattere sessuale, non si esaurisca nel mero uso della violenza necessaria a vincere la resistenza della vittima per abusarne sessualmente, ma s"inserisca in un contesto di sopraffazione, ingiurie, minacce e angherie, che caratterizzano la condotta di maltrattamenti.

La pronuncia in commento si inserisce nell"ambito di un orientamento piuttosto consolidato secondo cui in linea generale "il reato di maltrattamenti e quello di violenza sessuale possono porsi in rapporto di specialità esclusivamente nell'ipotesi in cui le condotte a sfondo sessuale siano le uniche che fondano anche l'ipotesi di maltrattamenti; al contrario, i due delitti conservano autonomia e possono concorrere tra loro qualora le violenze sessuali integrino soltanto una delle forme di umiliazione e compressione della libertà della vittima" Così Cass. pen., sez III, 16 dicembre 2010, n. 5340, in Guida al diritto, 2011, 12, 76; in senso conforme: Cass. pen., sez. IV, 12 febbraio 2010, n. 1243, in Guida al diritto, 2010, 24, 93; Cass. pen. sez III, 12 novembre 2008 n. 46375 in Ced Cass. Pen. 2008, 241798.

Si segnalano tuttavia alcune pronunce in senso difforme. La Suprema Corte ha, in altra occasione, affermato: "in caso di maltrattamenti in famiglia, integratisi anche attraverso la condotta di ripetute violenze sessuali, non è ipotizzabile il concorso fra il delitto di violenza sessuale, e il delitto di maltrattamenti in famiglia, atteso che in tale ipotesi in applicazione del principio di specialità si configura solo il delitto di violenza sessuale continuata, caratterizzato da un dolo unitario e programmatico". (Cass. pen. sez. III, 24 giugno 2004, n. 35849, in Riv. pen., 2005, 157). Nello stesso senso anche Cass. Pen., sez. III, 29 novembre 2000, n. 3998, in Cass. pen, 2002, 2787.



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