Varie -  Sisto Patrizio - 2017-06-04

Visioni insolite, perturbanti, curiose dal mondo attuale: uno strano hotel - Patrizio Sisto

È stato battezzato Henna hoteru, che letteralmente significa "lo strano hotel" o anche "l"hotel del cambiamento", si trova in Giappone nei pressi di Nagasaki ed è un albergo molto particolare, se vogliamo adottare un eufemismo. È infatti interamente gestito da robot, androidi e braccia meccaniche, in ogni suo aspetto, dalla reception ai servizi in camera, al dispensamento dei pasti.

Come si può vedere nei filmati disponibili su youtube i clienti -questi sì, per il momento, umani in carne e ossa- si trovano allora a relazionarsi e interloquire, in un ambiente dall"atmosfera vagamente estraniante e stralunata, di volta in volta con esseri paleolitici dall"aspetto di dinosauri, con signorine dalle fattezze giapponesi molto carine e ben vestite, dotate di una raffinata mimica facciale, o con macchine distributrici di pasti, in dialoghi che a noi evocano un che di surreale ma che ciononostante regolano in modo efficace ed efficiente le transazioni comunemente svolte fra persone. Per di più assecondando con estrema precisione le esigenze dei clienti.

Occorre ricordare che il Giappone, tradizionalmente conosciuto come il Paese del Sol Levante, ha ormai da tempo acquisito di diritto anche il titolo di Paese dei Robot, per la sua posizione di avanguardia e sperimentazione nel realizzare androidi che entrano a far parte integrante della vita quotidiana, e che spesso superano le immagini stesse forniteci dalla fantascienza.

Inutile nascondersi che un certo grado di inquietudine insorge inevitabilmente ascoltando queste notizie e ancora più vedendo dal vivo simili realtà (mentre ad esempio i clienti giapponesi intervistati dopo un"esperienza anche per loro inedita parlano di una lieve sensazione di noia e  freddezza). Ma contemporaneamente il Giappone, questa sorta di laboratorio affacciato su un futuro già presente, con tutte le sue contraddizioni ci pone di fronte a interrogativi che non possiamo più rimandare se vogliamo confrontarci realmente con lo sviluppo della scienza e della tecnologia attuali senza trovarci sprovvisti degli strumenti per gestirle in modo umano (o forse troppo umano?).

In questo senso alcune delle riflessioni possibili di fronte all"Henna hotel di Nagasaki ci inducono a chiederci quale ruolo nella nostra vita abbiano quelle che siamo soliti considerare relazioni umane, se le emozioni e le transazioni comunicative che ne sono impregnate ci appartengano come un unicum che è solo nostro e cosa significhino davvero nel definire la sostanza e qualità della nostra vita vissuta, nel rapporto con noi stessi e con l"altro.

E al fondo, parafrasando la celebre asserzione di Heidegger, si può cogliere nella massima spersonalizzazione e nel dominio della tecnica, che comunque si pone come rivolto costitutivo e imprescindibile dell"uomo, anche la massima possibilità di ritrovare, per contraccolpo, il valore e la praticabilità degli affetti più profondi che ci caratterizzano, nonostante tutto, irrimediabilmente, come esseri umani.

Forse, anzi, questi eventi possono anche  permettere di intravedere meglio cosa fa si che quel sistema complesso di organi, relazioni biochimiche, desideri, pensieri contraddittori e conflittuali e aspirazioni ideali ci renda, in un paradosso continuo, così fragili e al contempo irrimediabilmente orientati a trascendere in qualche modo la base stessa materiale da cui tutto ciò scaturisce. In tal senso al di là dell"accoglienza ricevuta e di ogni valutazione personale sia il benvenuto lo "strano hotel" di Nagasaki.



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immagine A3M

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