Legislazione e Giurisprudenza, Mantenimento, alimenti -  Bernicchi Francesco Maria - 2014-02-12

VITALIZIO ALIMENTARE E REQUISITI DELL'ALEATORIETÀ' - Cass. Civ. 15848/11 - Francesco M. BERNICCHI

Si prende in esame una sentenza della Corte di Cassazione (sez. II Civile numero 15848 depositata nel Luglio del 2011) relativa all'istituto del vitalizio alimentare come contratto di rendita vitalizia assistenziale atipico.

Il fatto, in breve: con atto di citazione del 1993, B. B., B.S. e B.L. deducevano per prima cosa che ,con atto per notaio del 21-2-1990 la madre R. A., convivente con il figlio B.T. e la nuora F.S., aveva venduto a costoro i diritti di comproprietà pari a 1/2 di un immobile in cambio dell'obbligo dei medesimi di fornire "assistenza di ogni genere anche in caso di infermità", unitamente ad "alloggio e vitto, e ogni altro genere utile e necessario al sostentamento e abbigliamento", quantificato in L. 1.000.000 mensili stipulando così un contratto di vitalizio alimentare.

All'atto della stipula la R. aveva quasi 84 anni e si trovava, da anni, in condizioni fisiche e psichiche gravemente compromesse, avendo subito nel dicembre 1983 un ictus cerebrale ed essendo divenuta negli ultimi anni incapace di provvedere a se stessa;

Infatti,  dopo soli cinque mesi dall'accordo (il 26-7-1990) la predetta era deceduta.

Gli attori, figli di R. A. e fratelli del vitaliziante convenivano in giudizio dinanzi al Tribunale di Torino i coniugi B.T. e F. S., per sentir dichiarare la nullità dell'atto di cessione de quo.

In subordine, essi chiedevano l'annullamento di tale atto per incapacità naturale della cedente e, in via ulteriormente gradata, l'accertamento della sua simulazione relativa, per l'intenzione delle parti di stipulare una donazione.

Nel costituirsi, i convenuti contestavano la fondatezza della domanda, eccependo tra le altre cose che la R. si era ripresa dall'ictus che l'aveva colpita sette anni prima ed era impossibile prevedere, al momento della stipula del rogito, il tempo probabile della sua vita futura e soprattutto che la causa del decesso della R. (infarto intestinale) era del tutto imprevedibile e non collegabile al preesistente stato della medesima.

Con sentenza depositata il 10-12-2003 il Tribunale, in accoglimento della domanda, dichiarava la nullità dell'atto pubblico di "cessione con costituzione di rendita vitalizia" stipulato il 21-2-1990.

I convenuti proponevano appello avverso la predetta sentenza, chiedendo, in riforma della stessa, il riconoscimento nella specie di un'ipotesi di vitalizio improprio o, in alternativa, di un negotium mixtum cum donatione.

Con sentenza depositata il 28-1-2005 la Corte di Appello di Torino, in riforma della decisione di primo grado, rigettava la domanda di nullità, rilevando che nella specie si era in presenza di un contratto atipico di mantenimento e che, in considerazione della ragionevole incertezza sulle possibilità di sopravvivenza della R. e sulla gravosità delle prestazioni assunte, ben poteva ravvisarsi il requisito dell'alea, costituita dall'impossibilità di prevedere in anticipo i vantaggi e le perdite ai quali le parti andavano incontro..

Ricorrono in Cassazione gli attori sulla base di due motivi e B.T. e F.S. resistono con controricorso.

Con il primo motivo di doglianza - che maggiormente ci interessa - i ricorrenti sostengono che la Corte di Appello, nel valutare la sussistenza dell'alea contrattuale, non ha tenuto conto "del valore del bene trasferito e dei frutti o degli utili ricavabili dallo stesso, delle possibilità di sopravvivenza della vitaliziata, delle gravi condizioni di salute di quest'ultima e della loro incidenza sulle sue probabilità di vita, nonché del valore delle prestazioni poste a carico dei vitalizianti, che, in mancanza di prova contraria, non poteva che essere quello stabilito nell'atto di cessione".

Il primo motivo per i giudici di Piazza Cavour è infondato.

La Corte di Appello ha ritenuto che nell'accordo tra figlio nuora e madre  fosse racchiuso un contratto atipico di mantenimento, ossia un contratto oneroso a prestazioni corrispettive, in cui il trasferimento della comproprietà del 50% spettante alla R. (catastalmente valutato in L. 108.000.000) rappresentava il corrispettivo dell'obbligo assunto dai cessionari (dichiarato in L. 1.000.000 mensili) di effettuare, in favore della cedente, e per l'intero arco della vita della stessa, una serie di prestazioni ("assistenza di ogni genere, anche in caso di ogni e qualsiasi infermità, ...alloggio, vitto e ogni altro genere utile e necessario al sostentamento, e abbigliamento").

Il cosiddetto contratto atipico di mantenimento è caratterizzato dall'aleatorietà, la cui individuazione postula "la comparazione delle prestazioni sulla base di dati omogenei -quali la capitalizzazione della rendita reale del bene-capitale trasferito e la capitalizzazione delle rendite e delle utilità periodiche dovute nel complesso dal vitaliziante -, secondo un giudizio di presumibile equivalenza o di palese sproporzione da impostarsi con riferimento al momento di conclusione del contratto ed al grado ed ai limiti di obiettiva incertezza, sussistenti a detta epoca, in ordine alla durata della vita ed alle esigenze assistenziali del vitaliziato (Cass. Sez. Un. 11-7-1994 n. 6532)."

Inoltre, giustamente, è stato evidenziato che, nel contratto atipico di vitalizio alimentare o assistenziale, l'alea è più accentuata rispetto al contratto di rendita vitalizia configurato dall'art. 1872 c.c., in quanto le prestazioni non sono predeterminate nel loro ammontare, ma variano, giorno per giorno, secondo i bisogni (anche in ragione dell'età e della salute) del beneficiario (Cass. sez. 1, 9- 10-1996 n. 8825); e che, nel vitalizio improprio, con riferimento all'età e allo stato di salute, l'alea è esclusa soltanto se, al momento della conclusione, il beneficiario era affetto da malattia che, per natura e gravità, rendeva estremamente probabile un rapido esito letale, e che ne abbia in effetti provocato la morte dopo breve tempo, ovvero se il beneficiario abbia un'età talmente avanzata da non poter certamente sopravvivere, anche secondo le previsioni più ottimistiche, oltre un arco di tempo determinabile (Cass. Sez. 2, 24- 6-2009 n. 14796).

Nello specifico, quindi, la Corte territoriale di appello si è attenuta a tali principi e, dopo aver esaminato e valutato le prestazioni a carico di ciascuna parte, è giunta alla adeguata conclusione che, in considerazione della ragionevole incertezza sulle possibilità di sopravvivenza della R. e sulla gravosità delle prestazioni assunte dai vitalizzanti, ben poteva ravvisarsi l'elemento dell'alea, costituito dall'impossibilità di prevedere in anticipo i vantaggi e le perdite ai quali le parti andavano incontro con la stipulazione dell'atto.

Continuano i giudici della Corte Suprema: "Non sussistono, pertanto, i vizi denunciati dal ricorrente, poggiando la decisione impugnata su argomentazioni corrette sul piano logico e giuridico. Né è consentito muovere censure in questa sede in ordine all'indagine comparativa condotta e al giudizio espresso in ordine alla sussistenza dell'alea, trattandosi di apprezzamenti di fatto che, in quanto immuni da vizi logici, si sottraggono al sindacato di questa Corte (Cass. Sez. Un. 11-7-1994 n. 6532; Cass. Sez. 2, 29-8- 1992 n. 9998)."



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