Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2017-04-22

Vito Domenico Palumbo: due poesie - Maria Beatrice Maranò

L"almanacco di oggi ci segnala la nascita di Vito Domenico Palumbo avvenuta a Calimera ( Lecce) il 22 aprile 1854.

Riconosciuto come un importantissimo umanista è stato autore (poeta e traduttore) e linguista di fondamentale importanza nell'ambito della lingua greca-salentina (grika). Insegnó materie letterarie nei ginnasi pugliesi, ma non interruppe i viaggi e i rapporti con i gli ambienti italiani e stranieri. Grazie all"invito di alcuni letterati greci di Alessandria nel 1896, tenne una conferenza sulla conservazione del greco nelle isole linguistiche; La molteplicità degli interessi e dei rapporti culturali durati quasi per tutto l"arco della vita, difficilmente avrebbero fatto presagire la solitudine degli ultimi anni trascorsi a Calimera "tra la più placida indifferenza dei suoi concittadini" Da ciò la dicotomia tra l"immagine che ancora oggi circola tra i calimeresi e cioè quella di una persona scorbutica, scontrosa e introversa, sprezzante del "volgo" tendente a isolarsi nel proprio mondo interiore, incapace di adeguarsi alla mentalità della società (paesana) e il profondo interesse e l"amore, che traspare dagli scritti, per il proprio paese e per il destino della lingua natale. Più di una volta il Palumbo infatti si era scagliato con la sua poesia contro chi aveva consentito la graduale scomparsa nell"uso comune e letterario del "griko". Non mancò  chi si accostò con ammirazione al Palumbo, con l"intento di mettere in rilievo la personalità e di delineare il ruolo svolto nella ristretta cerchia culturale salentina. Oggi due poesie di questo autore

Com'è dolce questa notte, com'è bella

e io non dormo pensando a te

e qui dietro alla tua finestra, amore mio,

del mio cuore ti apro le pene.

Io sempre a te penso,

perchè te, anima mia, io amo

e ovunque io andrò, vagherò, starò

nel cuore sempre te porterò.

Eppure tu non mi hai mai amato, bella,

nè mai avesti pietà di me;

mai apristi le tue belle labbra

per dirmi dolci parole d'amore!

Le stelle da lassù mi guardano,

e con la luna bisbigliano di nascosto

e ridono e mi dicono: al vento

butti le canzoni, sono perdute.

Buonanotte! Ti lascio e fuggo via

dormi tu che io sono partito triste

ma ovunque io andrò, vagherò, starò,

nel cuore sempre te io porterò. ( Matinata)

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Padre buono che non sei nei cieli,

come ci dicono, ma dappertutto,

e della tua bontà è piena ogni cosa,

stelle e pianeti, e le anime ed i corpi;

sempre il tuo grande nome benedica

ogni creatura, dovunque dimori,

e venga il regno tuo sopra la terra,

sì che il male nel mondo sia sconfitto,

e ogni cosa sia fatta, in ogni istante

secondo il tuo insondabile volere;

che sempre esso si compia, e tra le stelle

e nei mondi lontani ed anche qui.

Donami sempre, padre benedetto,

la salute e il pane necessario;

donami pure, se vuoi, la ragazza

che io tanto amo, come tu ben sai.

Però, anzitutto, fammi questa grazia:

che sempre bene stia la cara mamma;

sopra ogni cosa volgi gli occhi a lei,

più ch"io non faccia, ti prego, Signore.

Solo questo, mio Dio, io ti domando,

e non mi pare che sia proprio tanto.

Ma se la tua bontà non lo concede,

pazienza, che sia fatto il tuo volere.

Perdonami i peccati che ho commesso

e che commetterò, perché – che dire? –

uomo sono e nessuno può sapere,

finché son vivo, di me cosa sarà.

Ti prego, su di me posa il tuo sguardo,

ed anche le tue mani, a fare in modo

ch"io mi conduca bene e che giammai

la gente onesta di me dica male.

Se, nella tua bontà, mi esaudirai,

certamente contento ne sarò.

Se poi volessi assecondarmi ancora,

un"altra grazia solo aggiungerò.

Vorrei che mi facessi questo dono:

che ai cattivi io risponda per le rime,

ché a causa loro – il diavolo li porti! –

più vivere tranquilli non si può. ...( Il mio Paternostro)



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