Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Giovanni Sollazzo - 2015-02-08

VITTIME DELLA CRIMINALITA', EFFICACIA DELLA SENTENZA PENALE- Parere C.d.S n. 40/15 - Carol COMAND

- Norme a favore delle vittime della criminalità organizzata

- condizioni per l'elargizione

- a fronte delle allegazioni dell'autorità l'interessato deve dimostrare l'estraneità ad ambienti ed a rapporti delinquenziali ovvero di essersi da questi dissociato.

Fra le norme a favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata di cui alla l. n. 302 del 1990, l'art. 4 dispone che sia possibile erogare un'elargizione anche in favore dei rispettivi componenti familiari superstiti.

In caso di decesso causato da fatto delittuoso commesso per il perseguimento delle finalità delle associazioni di cui all'art. 416 bis c.p., il familiare - ma anche alcuni conviventi - possono conseguire l'aiuto sempre che, gli stessi, a loro volta, non risultino parenti, conviventi od affini, di soggetti interessati da determinate misure di prevenzione o da procedimento penale per determinati delitti e, risultino soggetti del tutto estranei ad ambienti o rapporti delinquenziali ovvero si siano da questi dissociati.

Per quanto concerne, poi, i criteri di decisione e riferimento alle risultanze giudiziarie, nella medesima legge si esplicita che la relativa decisione, ove vi sia un riferimento a sentenza, debba essere deciso sulla base di quanto attestato in sede giurisdizionale.

Nonostante l'operatività di quest'ultima norma, d'altra parte, nel caso esaminato dal Consiglio di Stato ai fini dell'emissione del parere che si riporta, non risulta dirimente, ai fini della dimostrazione dell'estraneità agli ambienti criminali ovvero della richiesta dissociazione da questi, il fatto che, nel giudizio penale, sia già stata riconosciuta all'interessata una rilevante somma di denaro a titolo di provvisionale per il risarcimento dei danni subiti. (c.c.)

Consiglio di Stato

Sezione Prima

Adunanza di Sezione del 5 novembre 2014

OGGETTO:

Ministero dell"interno.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica con istanza di sospensiva, proposto dalla sig.ra -OMISSIS-per l"annullamento del decreto 17 dicembre 2009 -omissis-, notificatole il 25 gennaio 2010, con il quale il Ministero dell"interno - dipartimento per le libertà civili e l"immigrazione - ha respinto la sua istanza di concessione della speciale elargizione quale vittima della criminalità organizzata di stampo mafioso.

LA SEZIONE

Vista la relazione trasmessa con nota prot. -omissis- del 6 giugno 2010, con la quale il Ministero dell'Interno - dipartimento per le libertà civili e l"immigrazione - ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso;

visto il ricorso, datato 30 aprile 2010;

visto il proprio parere interlocutorio del 31 agosto 2010;

vista la nota ministeriale di adempimento 14 ottobre 2014 n. 9901,

esaminati gli atti e udito il relatore ed estensore, consigliere Elio Toscano.

Premesso.

Con il ricorso in esame la signora-OMISSIS-ha impugnato il decreto del Ministero dell"interno con il quale è stata respinta la sua domanda volta ad ottenere i benefici di cui alla legge 20 ottobre 1990, n. 302, per il ferimento subito il 14 settembre 1995, nel corso di una sparatoria compiuta da affiliati a una cosca mafiosa all"interno di negozio di mobili ubicato in-OMISSIS-, di proprietà del padre-OMISSIS-rimasto anch"egli gravemente ferito nella circostanza e successivamente deceduto per infarto.

Il rigetto è motivato sulla base del rapporto informativo della questura di -OMISSIS- che ha riferito che la richiedente è rimasta coinvolta in un regolamento di conti tra cosche mafiose che aveva per obiettivo un suo stretto familiare, e che ella stessa annovera precedenti penali.

Con i motivi di gravame, la ricorrente deduce l"illegittimità del provvedimento per eccesso di potere per travisamento dei fatti e per erronea rappresentazione della realtà. Afferma di essere estranea agli ambienti criminali, di essere esente da precedenti penali e di essere stata riconosciuta vittima della criminalità di stampo mafioso con sentenza della corte d"assise di Siracusa.

L"Amministrazione ribadisce la legittimità del diniego alla luce della normativa vigente. Riferisce che il ferimento della ricorrente e del suo genitore è stato inquadrato dagl"inquirenti come rappresaglia contro -OMISSIS-, principale indiziato quale mandante ed esecutore di due omicidi consumati in-OMISSIS- e -omissis-, rispettivamente il 31 agosto e il 1° settembre 1995, in danno di due pregiudicati.

Considerato.

L"art. 2 quinquies del decreto-legge 2 ottobre 2008 n. 151 convertito con legge 28 novembre 2008 n. 186 stabilisce che, ferme restando le condizioni stabilite dall'articolo 4 della legge 20 ottobre 1990 n. 302, i benefìci previsti per i superstiti sono concessi a condizione che il beneficiario non sia coniuge, convivente, parente o affine entro il quarto grado di soggetti nei cui confronti sia in corso un procedimento per l"applicazione o sia applicata una misura di prevenzione di cui alla legge 31 maggio 1965 n. 575, e che il beneficiario risulti estraneo ad ambienti e rapporti delinquenziali, ovvero si sia, al tempo dell"evento, già dissociato dagli ambienti e dai rapporti delinquenziali cui partecipava. È palese l"intendimento del legislatore di fissare, quale requisito per ottenere la concessione della speciale elargizione, l"estraneità della vittima dagli ambienti della criminalità organizzata, che va, comunque, dimostrata dal richiedente nel caso di rapporto di stretta parentela con la vittima, poiché l"appartenenza alla stessa famiglia fa ragionevolmente presumere la condivisione delle condotte criminose.

Ciò premesso, le doglianze della ricorrente sono infondate.

In primo luogo dal suo certificato del casellario giudiziale, versato in atti dal"Amministrazione, risulta che la ricorrente con sentenza del tribunale di -omissis-, divenuta irrevocabile il 19 ottobre 2005, è stata -OMISSIS- depositata l"8 marzo 2004 e citata dalla ricorrente, si ricava che gl"imputati sono stati condannati a corrisponderle una provvisionale di 100.000 euro per i danni provocatile.

Dalla lettura del dispositivo non si ricava che la ricorrente sia estranea ad ambienti e rapporti criminali, né invero la qualificazione di vittima del reato consente di ritenere acquisita la prova di detta estraneità.

Conseguentemente il ricorso è infondato e dev"essere respinto.

L"istanza di sospensione dell"efficacia del provvedimento impugnato resta assorbita.

P.Q.M.

esprime il parere che il ricorso debba essere respinto.

Pronuncia tratta dal sito ufficiale della giustizia amministrativa.



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