Changing Society, Intersezioni -  Ricciuti Daniela - 2015-09-19

VOI QUALE SCEGLIETE? - Daniela RICCIUTI

Quando insegnava all'Università Istituzioni di diritto privato, il prof. Cendon - per dimostrare agli studenti del primo anno che il diritto non è qualcosa di astratto e lontano dalla vita di tutti i giorni, ma che invece la quotidianità è intrisa di diritto ed ogni giorno, pur inconsapevolmente, vengono compiuti atti aventi rilevanza giuridica - raccontava una delle novelle di Andersen:

"QUEL CHE FA IL PAPÀ È SEMPRE BEN FATTO".

C'era una volta una coppia di vecchietti, un contadino e sua moglie, che vivevano in campagna, in una casina col tetto di paglia, e conducevano una vita semplice e piena di amore. Non possedevano molto, però avevano un cavallo e decisero un giorno che sarebbe stato meglio venderlo o scambiarlo con qualcosa che procurasse loro un po' di guadagno.

«Già, ma con che cosa?» il contadino.

«Fai tu, che sai meglio! - la moglie al marito - Quel che fa il papà è sempre ben fatto».

Il giorno della fiera, il contadino, col fazzoletto annodatogli amorevolmente al collo dalla moglie, le diede un bacio e si incamminò col cavallo alla volta della città, per andare a venderlo al mercato.

Lungo la strada, affollata dai tanti che pure andavano alla fiera, incontrò un altro contadino che portava con sè una mucca.

Era la più bella mucca che avesse mai visto e doveva dare un ottimo latte - pensò il vecchietto. Perciò propose al proprietario: «Vuoi che barattiamo? Un cavallo vale più d'una mucca, ma la mucca a me farebbe più comodo».

«Ben volentieri!» rispose l'uomo e l'affare fu concluso.

Il contadino sarebbe potuto tornare a casa a questo punto, avendo concluso il suo affare, ma pensò di andare comunque alla fiera, giusto per darvi un'occhiata. Così proseguì il cammino, con la sua mucca.

Ad un certo punto raggiunse un uomo con una pecora.

Era una bella pecora e con una bellissima lana. «Eppure, mi piacerebbe averla! - pensò il contadino - Da noi l'erba non le mancherebbe e l'inverno si potrebbe tenerla in casa. In fondo per noi sarebbe più pratico avere una pecora piuttosto che una mucca».

Allora propose al proprietario di barattarla con la sua mucca e questi naturalmente accettò subito più che contento.

Concluso  lo scambio, il contadino proseguì sulla via per il mercato con la sua pecora.

Da un sentiero vide venire un uomo con una grossa oca sotto al braccio. Si ricordò che alla moglie sarebbe tanto piaciuto avere un'oca e propose di barattarla con la pecora. L'altro accettò ben volentieri e così fu affare fatto.

Stava per arrivare in città oramai, quando, costeggiando un campo, vide che vi razzolava una gallina. Era una gallina dalla coda mozza ed il contadino pensò: «Le galline si ingegnano sempre a trovare qualche chicco di grano: quasi non hanno bisogno di chi le custodisca! Credo che sarebbe un buon affare se la scambiassi con l'oca».

Propose, pertanto, al proprietario della gallina di scambiarla con la sua oca e così fecero.

Stanco, accaldato, ma soddisfatto dei tanti affari che aveva fatto andando in città, il contadino decise di fermarsi all'osteria. Mentre stava per entrare,  incrociò sull'uscio il garzone che usciva in quel momento con un sacco pieno colmo di mele marce, per darle da mangiare ai maiali.

Al contadino venne in mente che l'anno passato avevano ottenuto soltanto una mela dal vecchio albero adiacente alla loro casa e che l"avevano conservata sulla dispensa finché non era marcita. «Dà un"impressione di benessere!» diceva la moglie.

«Qui potrebbe proprio vederlo il benessere!» pensò il papà e decise di offrire al garzone, che ovviamente accettò, la sua gallina in cambio del sacco di mele merce.

Effettuato lo scambio, entrò nell'osteria, dove vi erano molti forestieri: mercanti di cavalli e di buoi; c'erano anche due inglesi, ricchi sfondati, con le tasche piene di monete d'oro.

Dato che erano seduti lì accanto, sentirono il racconto del nostro vecchietto che si era messo a conversare con l'oste al bancone. Appresa la storia del cavallo, che era stato barattato con una mucca, e poi con tante altre cose, sino al sacco delle mele marce, non poterono fare a meno di avvertirlo che non sarebbe stato certo accolto bene dalla moglie: «Ora, ora quand'andrai a casa... le buscherai!».

«Buscarne?»  si sorprese il contadino «Certo che no! Mia moglie mi darà baci e non botte, e dirà: "Quel che fa il papà è sempre ben fatto"!».

«Scommettiamo?» proposero i due inglesi «Un barile pieno di monete d'oro!».

«Ma certo!» replicò il contadino «Solo che io non ho altro da scommettere che questo sacco di mele marce».

«E sia!» accettarono i due inglesi (gli inglesi amano scommettere).

Così salirono tutti sulla carrozza dell'oste e si diressero alla volta della casa del contadino.

Lì trovarono la moglie ad attendere il marito: «Buona sera, moglie mia. Ho fatto un buon baratto del nostro cavallo».

«Buona sera a te» disse la donna e l'abbracciò, senza fare caso al sacco ed ai forestieri.
«Ho scambiato il cavallo con una mucca».

«Dio sia ringraziato! - disse la moglie - Ora avremo a tavola latte, burro e formaggio. E' stato davvero un buon baratto!».

«Sì, ma poi ho scambiato la mucca con una pecora».

«Ancora meglio! - disse lei - Tu pensi sempre a tutto: abbiamo erba giusto per una pecora. E così avremo latte e cacio pecorino, e poi calze di lana, e camiciole per la notte, anche! E queste la mucca non le dà certo. Sei un uomo saggio!».

«Ma poi ho dato la pecora per un'oca».

«Che magnifica idea! Avremo finalmente l'oca arrosto per la festa di San Martino! Tu pensi sempre alle cose che mi possono far piacere!» .

«Ma ho barattato ancora l'oca con una gallina».

«Una gallina! Ecco quel che si chiama un buon affare! La gallina fa le uova, le cova, e così avremo i pulcini e potremo mettere su un bel pollaio. E' quello che desideravo da tempo!».

«Sì, ma poi ho dato la gallina in cambio di un sacco di mele marce».

«Ah, lascia che ti abbracci! - esclamò la moglie ridendo - Lascia che ti ringrazii, caro vecchio mio! Tu non lo sai, ma dopo che sei partito, ho pensato di prepararti una buona cenetta per il tuo ritorno: una frittata con le cipolle. Le uova le avevo, ma mi mancavano le cipolle; e perciò sono andata dai vicini, che ne hanno tante, lo so bene, per pregarli di prestarmene un po'; ma la moglie, che è avara - poveretta! - ha detto che non ne avevano, che non avevano niente, perchè non cresce niente nel loro orto e nemmeno una mela marcia avrebbero potuto prestarmi. Ora posso prestargliele io le mele, dieci, anzi un sacco intero! E' proprio da ridere, vecchio mio!». Così dicendo gli diede un altro bacio.

«Questa è bella! - commentarono gli inglesi - Più cadono in basso e più sono felici! Una scena simile vale i danari della scommessa!». E così mantennero la promessa e diedero le monete d'oro al contadino, che dalla moglie aveva ricevuto baci e non botte.

Ed in effetti la storia vale tanto oro: c'è sempre da guadagnare quando la moglie riconosce e dichiara che "Quel che fa il papà è sempre ben fatto"!

Questa storiella  - che il Professore adesso racconta alla sua nipotina Yael per farla addormentare -  me ne ha riportata alla mente un'altra, che mi leggevano da bambina.

"LA RICOTTINA".

C'era una volta una contadinella che viveva, nella più assoluta miseria, in un paesino di campagna.

Un giorno un pastore generoso le regalò una ricottina e lei, tutta contenta, anzichè mangiarla subito, la mise in una cesta che si pose in testa e si diresse al mercato per venderla.

Cammina e cammina, fantasticava: «Ora andrò al mercato e venderò la ricottina; così comprerò delle uova e nasceranno i pulcini; i pulcini diventeranno polli e li venderò, e comprerò delle caprette che mi daranno caprettini; venderò i caprettini e comprerò una vitellina, che diventerà mucca e mi darà il latte per fare tante ricottine fresche, che tutti compreranno. Ed allora avrò tanti soldi, comprerò tanti bei vestiti, costruirò una bella casetta con una graziosa terrazza piena di fiori, dove mi siederò a prendere il sole, e la gente passando mi dirà: "Riverita, signorina, riverita!"».

Persa nelle sue fantasticherie, fece un profondo inchino e la cesta che aveva sul capo cadde, versando  a terra tutto il contenuto.

Ed alla povera svampitella non restò più niente: nè sogni nè ricotta!

Anche questa storiella potrebbe esser raccontata agli studenti per provare la valenza pratica del diritto nella vita di tutti i giorni, oltre che ai bambini per farli addormentare. Ma anche agli adulti per farli riflettere.

Quale delle due?

L'una, sognante romantica ingenua, sulla fiducia reciproca, incrollabile ed infondata anche, ma che comunque ripaga; ovvero l'altra, un po' cinica forse, che invita a stare ben saldi con i piedi per terra  piuttosto che con la testa tra le nuvole.

Voi quale preferite?

P.S.

Rispetto a quella riportata sul mio vecchio "Mondo bambino", circolano altre versioni di questa (ultima) fiaba popolare.

In particolare una continua così:

E la contadinella si trovò a fissare a bocca aperta il bel disastro combinato.

«Ma perché sono stata così distratta?! Che bella occasione ho perso! Che ne sarà di me e del mio balconcino?!».

Mentre piangeva sconsolata, si ricordò delle parole che la nonna le ripeteva spesso: «Non sei mai sola, nipotina cara, il tuo angelo custode è sempre vicino a te. Lui ti aiuta e ti parla, solo che non usa la voce per farlo».

Ed allora pensò che certamente era il suo angelo che voleva dirle qualcosa tramite quella ricotta finita in terra.

«Forse avere molti bei vestiti e guadagnare molti soldi non è la strada buona per me, e il mio angelo ha voluto farmelo capire così, visto che ho sempre la testa tra le nuvole! Ma d"ora in poi avrò gli occhi bene aperti e non mi farò più scappare le parole non dette del mio angelo».

In quel momento passò di lì il pastore che le aveva regalato la ricotta.

«Buongiorno, signorina! Vedo che non siete arrivata al mercato per vendere la ricotta, e vedo anche che la ricotta non ha fatto una bella fine. Io sto andando giù in città, perché c"è un uomo buono che mi sta insegnando a leggere e scrivere. Se volete vi do un passaggio fino al mercato, ho con me altre ricotte che potreste vendere».

Sentendo "leggere e scrivere" la fanciulla ebbe un sussulto: non ebbe dubbi che quello era il suo angelo che apriva le ali.

«Leggere e scrivere... come mi piacerebbe imparare! Certo con tutta la mia fantasia ne avrei di storie da raccontare, e il mio angelo mi suggerirebbe le parole giuste da usare per rasserenare i cuori dei grandi e dei piccini» pensò.

«Oh grazie! Mi portereste con voi? - disse subito - Però non al mercato, per vendere le ricotte; ma vorrei venire con voi ad imparare a leggere e scrivere!».

E così senza esitare un solo istante, saltò sul carro del pastore, certa che il suo angelo in quel momento sorrideva.

--- Non potevo rinunciare, anche per la mia favola, al lieto fine!



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