Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Bernicchi Francesco Maria - 2013-07-26

VOLONTARI DI PUBBLICA SICUREZZA:NO A DIVISE CONFONDIBILI CON LA POLIZIA - C.d.Stato 3736/13 - F.M.BERNICCHI

Si prende in esame una recentissima sentenza del Consiglio di Stato (sezione III n. 3736 depositata in data 11 Luglio 2013) in tema di uso della divisa per le associazioni di volontariato che hanno scopi di sicurezza pubblica e i relativi limiti imposti dalla legge.

Il fatto, in breve: l'Ass.ne Europea Operatori di Polizia (di seguito A.E.O.P.) è un"associazione di volontariato creata alla scopo di tutelare, in Italia e all'estero, gli operatori di polizia diffondendone i valori morali, sociali ed economici. In particolare questa si impegna a promuovere, per proprio Statuto, il continuo "rinnovamento tecnico ed operativo, creando anche gruppi di volontariato, protezione civile, soccorso sanitario, vigilanza ambientale, antincendio boschivo ed un corpo di vigilanza ittica".

Il Questore di Roma nel 2000 autorizzava con provvedimento l'associazione in questione all'uso di una divisa conforme al modello approvato e di un apposito distintivo.

Con successivo decreto del maggio 2010, a seguito dell'attenta analisi della normativa in vigore composta dalla nuova formulazione dell'articolo 497 c.p., dalle circolari ministeriali del 22/2/2007 e dall'articolo 3, commi 40-44 della legge 94/2009, la medesima Questura revoca, però, l'autorizzazione precedentemente concessa per l'uso del distintivo e della divisa dell'Associazione.

Contro tale provvedimento di revoca l'A.E.O.P proponeva ricorso innanzi al TAR Lazio lamentandone l'illegittimità per violazione di legge ed eccesso di potere.

Con sentenza del 2012, n. 6438, il TAR, tuttavia, respingeva il ricorso.

L'A.E.O.P. proponeva subito atto d'appello di fronte al Consiglio di Stato contrastando le conclusioni del giudice amministrativo di prime cure. Il Ministero dell'Interno, per il tramite dell'Avvocatura Generale dello Stato, resisteva in giudizio.

Il Consiglio di Stato, trattenendo il ricorso in decisione il 31 maggio 2013, con sentenza ha considerato il rigetto del TAR da confermare, pur con diversa motivazione.

Il provvedimento di revoca del Questore ha tra le sue motivazioni quella "dell"indebito uso della divisa al di fuori dell" ambito strettamente provinciale consentito dal titolo autorizzatorio."

In questo ambito il Collegio rileva che nel provvedimento di autorizzazione del 2000 non si rinveniva alcune limite territoriale quanto all'utilizzo della divisa. Il limite di spazio, pertanto, non si configura come essenziale alla natura del provvedimento che, in particolare, "assume a riferimento la tutela dell"interesse di rilievo pubblico a che la divisa ed i relativi segni distintivi non siano idonei a ingenerare un difetto di riconoscibilità rispetto ai corpi armati dello Stato ed agli organi di polizia",con la conseguenza che non possono esistere differenze in relazione al luogo il cui la divisa è indossata dagli associati.

Il vero motivo giustificativo della revoca si rinviene analizzando il quadro normativo che è venuto a modificarsi nelle more tra l'autorizzazione del 2000 e la revoca della stessa del 2010.

In particolare sono entrate in vigore discipline più rigide che si identificano sia nell"art. 497 ter c.p., teso ad intensificare le misure repressive dell"indebita detenzione o uso di segni distintivi, contrassegni, documenti che individuano gli appartenenti ai corpi di polizia, sia nell"art. 3, commi 40 e segg., della legge n. 94 del 2009, recante disposizioni in materia di sicurezza pubblica, che ha specificatamente disciplinato l"associazionismo fra cittadini per prestare attività di volontariato con finalità di solidarietà sociale nell"ambito della sicurezza urbana (le c.d. ronde di leghista memoria).

Nello specifico, l'idonea interpretazione ed attuazione della normativa prefata è stata chiarita da un decreto del Ministero dell" Interno che ha sancito all"art. 2 il "divieto di utilizzare emblemi, simboli, altri segni distintivi o denominazioni riconducibili, anche indirettamente, ai corpi di polizia, anche locali, alla forze armate, ai corpi forestali regionali, agli organi della protezione civile o ad altri corpi dello Stato" ed, in positivo, ha collegato il segno distintivo ad una casacca delle caratteristiche indicate in apposito allegato, recante la scritta osservatori volontari, il logo dell"associazione, il nome del comune ed il numero associato al nominativo dell"operatore; la ratio legis è quella di non ingenerare confusione con gli appartenenti agli organi di polizia o ai corpi armati dello Stato.

Posta tale nuova normativa, il Consiglio di Stato non può non scorgere che la divisa a suo tempo approvata con provvedimento del 2000, presenta segni facilmente confondibili (nel basco e nella camicia d'ordinanza sussitono mostrine e gradi e ripetuti aspetti di foggia militare).

Del tutto legittimamente, pertanto, il Questore di Roma alla luce di tale preciso jus superveniens, ha provveduto alla revoca del precedente provvedimento.

Ad avviso del massimo organo di giustizia amministrativa, pertanto, "la scelta dell" Amministrazione, non si configura né illogica – essendo intesa a prevenire ogni potenziale confusione e sovrapposizione del"attività esercitata dall" A.E.O.P. con le funzioni delle forze di polizia o di altre pubbliche autorità – e né priva di sostegno normativo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge e conferma con diversa motivazione la sentenza impugnata.
Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.



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