Persona, diritti personalità - Libertà costituzionali -  Mottola Maria Rita - 25/01/2015

1° COMANDAMENTO NON AVRAI ALTRO DIO. I^ PARTE: LA LAICITA DELLO STATO

Abstract:

  1. Tre le parole: Dio, Stato, libertà
  2. Tre gli aggettivi: Dio Unico, Stato laico, libertà incondizionata
  3. Uno il fondamento: la relazione

Ci accingiamo a fare un viaggio nei dieci comandamenti, nelle dieci parole.

Il primo comandamento recita "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me" (Es 20,2-3).*

Solo Uno merita l'attenzione dell'uomo, è un Dio geloso il Dio della Torah, un Dio esclusivo in quanto pretende la messa al bando di altri dei e di ogni idolo.

E' il Dio unico e vero, ma al contempo il Dio della libertà. E la libertà insita nel riconoscere l'unicità di Dio spesso sfugge a coloro che si avvicinano alla Scritture con spirito laico.

Dio è, al di fuori del tempo e dello spazio, Egli dice di se stesso: sono colui che era, è e sarà. E ciò deve esserci sufficiente. Il riconoscere la sua esistenza e la sua unicità non ci imprigiona, restiamo liberi di essere e di credere. Credere in quel Dio che ci conduce fuori dall'Egitto per renderci liberi.

Ma Dio vuole per sé il meglio dell'uomo, i suoi pensieri e il suo amore, che se ne farebbe delle sue monete? Dare a Cesare e, dunque, allo Stato, quello che appartiene allo Stato, le monete (in senso lato la materialità della vita, le regole di condotta, le tasse, il rispetto delle leggi che determinano il vivere sociale) presuppone che si possa e si debba dare a Dio ciò che è di Dio: un amore incondizionato che si avvera nel fare la sua volontà, come espressione massima della libertà umana.

Laicità dello Stato non significa rilettura dei principi del decalogo ad uso e consumo di una società che nega cittadinanza alle libertà religiose, perché libertà religiosa presuppone che si possa poter fare la volontà di Dio, presuppone che si possa esprimere l'amore per Dio, presuppone che si possano non mettere in discussione le leggi e le regole che non siano dettate per la mera convivenza civile.

Un esempio? L'obiezione di coscienza. La legge divina impone che non si debba uccidere e lo Stato laico deve consentire l'esenzione dal servizio militare, il rifiuto a praticare l'aborto, il rifiuto a somministrare farmaci che inducono la morte del feto, e via di questo passo.

Tale libertà deve anche consentire l'espressione di pensieri e di opinioni che, in adesione a un credo religioso, contrastano le ragioni di una legge.

In altre parole la religione non può essere considerata quale 'attività' meramente privata e relegata in un ambito ristretto. In sede costituente il dibattito si svolse proprio su tale argomento: se era opportuno relegare la religione a mero fatto individuale e come tale garantirne la libertà, oppure accordare valore alla religione come fatto collettivo. Prevalse tale ultimo orientamento (G. Long, Alle origini del pluralismo confessionale: il dibattito sulla libertà religiosa nell'età della Costituente, Il Mulino, Bologna 1990) con la cautela di non costituzionalizzare i Patti Lateranensi e pur riconoscendo che la religione cattolica era quella nel 1948 professata dalla maggioranza degli italiani, di garantire pari opportunità alle altre Chiese. L'art. 7 Cost. (Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale) ottenne il voto favorevole del Partito Comunista e contrario dei Socialisti.

Il dibattito, però, non si esaurì. Nel 1989 la Corte Costituzionale così ebbe ad affrontare la questione. Secondo la Corte (sentenza n. 203 del 1989) il principio di laicità, declinato negli articoli 2, 3, 7, 8, 19, e 22, rappresenta un principio "supremo" che non potrebbe essere eliminato neppure mediante il procedimento di revisione costituzionale. Nell'articolo 7 si stabilisce la "separazione tra ordine religioso e ordine temporale".

Tale lettura non può entrare in contrasto con le altre libertà costituzionali: se così è la libertà di espressione, anche di un pensiero religioso, è vera libertà se può essere esercitata in ogni contesto, salvi i principi di ordine pubblico.

Attenta dottrina con semplice e chiara affermazione così definisce lo stato laico. 'Lo Stato laico, inteso come casa comune di tutti i cittadini (di qualsiasi razza, lingua, religione essi siano) riflette la tensione universale sottesa al giusnaturalismo ed esprime l'idea che vi sia una legge comune che unisce persone profondamente diverse e consente loro di collaborare per la ricerca del bene di tutta la comunità. I caratteri principali della laicità politica e giuridica europea sono due: - la libertà religiosa individuale, vale a dire l'irrilevanza della professione religiosa sul godimento dei diritti civili e politici (ovvero l'uguaglianza civile e politica dei cittadini ed il divieto di discriminazioni); - la distinzione tra Stato e Chiesa nei suoi due versanti di autonomia delle organizzazioni religiose ed assenza di interventi statali nella loro dottrina ed organizzazione interna da un lato e, dall'altro, di autonomia dello Stato da ogni forma di legittimazione religiosa del proprio potere, che trova il suo fondamento ultimo soltanto nella volontà dei cittadini'. **

E così immediatamente si presenta la quaestio principale: il concetto di Stato laico si fonda su una teoria giuridica, il giusnaturalismo. La teoria del diritto naturale ha origine antiche e affonda le sue radici nella filosofia greca classica. Ma la teoria a cui si fa riferimento è quella costituitasi nella seconda metà del XVI sec. a seguito della riforma protestante e che preannuncia la formazione degli stati nazionali sovrani e in area protestante. In particolare Johannes Althusius, filosofo calvinista, scrive il suo Politica Methodice Digesta, Atque Exemplis Sacris et Profanis Illustrata, considerato il testo da cui nasce l'idea moderna di diritto pubblico. Quale è la questione più rilevante? Quella da cui nascono tutte le problematiche connesse alla visione suggerita dal grande filosofo? E' il metodo, il suo metodo di ricerca. Egli non usa la dialettica, propria della filosofia antica e medievale ma parte da un principio che assume come vero, senza alcuna discussione, e per dare valore a tale dogma cita e richiama, ragiona e allega. Ed è qui che nasce la questione fondamentale che pone le basi per la grave frattura della società attuale.

Semplificando, da tale dottrina nasce la necessità di prevedere un patto sociale tra governati e governanti che è la base dello Stato moderno, ma tale grande conquista si basa su presupposti che non possono essere messi in discussione, con una visione del mondo profondamente calvinista e, quindi, 'moralista'.

Ed è il metodo che verrà adottato anche nei secoli a venire che impedisce una vera dialettica.

Perché per non mettere in discussione quell'assunto primigenio da cui discendono tutti gli altri e cioè che lo Stato moderno trae forza e essenza da una legge naturale a cui ogni uomo 'spontaneamente' dovrebbe adeguarsi, per non smentire questo dogma si rischia di ricondurre a legge evidente e che non deve essere contestata, valori di volta in volta affioranti nella società. Un esempio? Se si considera che la visione religiosa della vita deve essere bandita dalle leggi dello Stato perché lo Stato laico si fonda unicamente su quel patto di libertà che i cittadini stringono con il potere, potere, che in teoria può sempre essere rovesciato dalla volontà popolare, si afferma con altrettanta sicurezza che gli embrioni umani sono solo merce commerciabile.

Il principio del Dio unico che induce l'uomo errante a escludere culti e idolatrie, a concentrarsi su un Dialogo che avviene dentro di sé ma che si proietta fuori anzi, meglio, verso l'alto, è portato a compimento nel Nuovo Testamento. Quell'amerai il Tuo Dio con tutto te stesso è declinato e si afferma con l'amerai il Tuo prossimo come te stesso. Dalla capacità di amare con tutta l'essenza umana Dio nasce la possibilità di amare quell'uomo, piccolo, imperfetto, disorientato e a tratti perduto nel nulla. Solo 'allenando' la capacità di amare Dio e, con Dio, se stesso, a sua volta oggetto privilegiato dell'amore divino che lo chiamerà per nome e ne conterà tutti i capelli, l'uomo sarà in grado di amare l'altro. Ma se Dio si propone come interlocutore in un Dialogo costante è perché considera l'uomo altro sé, quell'impronta divina nell'uomo è 'riconosciuta' e 'cercata' da Dio. Ecco come l'uomo è essenza divina, nella sua pochezza e immanenza, egli è così importante da essere 'conosciuto e amato' non in quanto popolo, moltitudine, ma in quanto uno.

La società si è evoluta, progressivamente, si è modificata radicalizzando le sue posizioni tanto da riconoscere la assolutezza della libertà individuali a discapito della relazione. Perché nella relazione è insito uno 'farsi da parte' per far posto all'altro, 'uno stringersi' per aggiungere un posto a tavola ì un rinunciare' per condividere il cibo ma moltiplicare all'infinito la relazione stessa.

Questa deificazione della libertà deve, forzatamente, escludere e non riconoscere. La relazione non è egalité è riconoscere la diversità dell'altro, accettarla e condividerla, è fraternité in una fratellanza che riconosce un Padre comune, presuppone un'origine comune a cui risalire. E quella legge che 'porta a compimento' la legge e non a cancellarla.

Non vi è più spazio pubblico per 'dare a Dio ciò che è di Dio' perché quel 'dare a Cesare' si ramuti in un 'prendere ciò che non appartiene' in una espropriazione continua e in una mistificazione della libertà.

E' quindi vero che la laicità è 'il prodotto di una particolare alchimia tra una storia, una filosofia politica ed un'etica personale. Essa si basa su un dosaggio tra diritti ed esigenze. Il principio laico è concepito come la garanzia dell'autonomia e della libertà di ciascuno di scegliere di essere se stesso, supponendo un atteggiamento intellettuale dinamico, opposto all'affermazione inerte della mera neutralità.

La laicità riguarda infatti l'identità nazionale, la coesione del corpo sociale, l'uguaglianza tra l'uomo e la donna, l'educazione e dunque dopo un secolo di azioni mirate e di trasformazioni della società, il principio laico è ben lontano dall'essere divenuto obsoleto, ma ha bisogno di essere chiarito e reso vivo in un contesto radicalmente differente'? **

O piuttosto la laicità ha radici più profonde e nasce dal concetto stesso di libertà e di relazione?

'E' così che Dio Uno è riconosciuto per chi egli è la sorgente della libertà dell'uomo. Da cui l'attualità demistificante e utopica della fedeltà monogamica a 'questo' Dio, discriminante principio antidolatrico d'ogni progetto intenzionalmente umanistico e della civiltà globale della comunicazione e della tecnica, che rischia di tessere sugli spiriti la sua insidiosa ragnatela. 'Nessuno è buono, se non Dio solo' (Mc 10, 18) – ammonisce Gesù: invitando a scoprire nella dirompente carica di novità del primo comandamento la sorgente esuberante di quella produzione storica da cui sgorga il destino di unità e di felicità degli uomini'.***

Il tutto nasce da un 'salto logico', la 'dimenticanza' delle radici del nostro vivere civile, Dio Trino è già in sé relazione, non è più Uno ma Molti in relazione d'amore. Ed è questa relazione primigenia che regge e governa le altre relazioni.

'Nulla nel pensiero dell'Occidente è in realtà comprensibile se non si proietta anche sullo sfondo di questo monoteismo, del problema logico-teologico, direi, che esso incarna. Nulla di più erroneo del ritenere che il dominio di scienza e tecnica si sia imposto 'negando' tale teo-logia. Le stesse idee di sovranità politica che l'Occidente ha elaborato, lungi dall'essersi imposte semplicemente contro presunte istanze teocratiche, non sono comprensibili se non in relazione appunto all'idea del Deus-Relatio, e cioè di una sovranità monarchica e insieme in sé perfettamente distinta'. ****

*La bibbia Edizioni San Paolo, 1997

** La laicità nella giurisprudenza della Corte Costituzionale Stefano Rossi 11/04/2007

*** Piero Coda Io sono il Signore Dio tuo nella collana I Comandamenti, Il Mulino, 2010

**** Massimo Cacciari Io sono il Signore Dio tuo nella collana I Comandamenti, Il Mulino, 2010