Lavoro - Diritti e doveri del lavoratore -  Bacchin Giorgia - 27/07/2016

Il licenziamento non è discriminatorio se il dipendente omosessuale si prostituisce– Cass. Sez. Lavoro 12898/16 – Giorgia Bacchin.

Se il motivo non è l'orientamento sessuale, bensì l'aver svolto attività di pubblica prostituzione, il licenziamento è legittimo.

 

La Corte di Cassazione, Sezione lavoro, con la sentenza n. 12898/2016 ha confermato la decisione dei Giudici di merito che avevano affermato che, nonostante l'ex lavoratore sostenesse che alla base del licenziamento vi fosse un atteggiamento discriminarorio cagionato dalla sua omosessualità, il licenziamento doveva ritenersi legittimo in quanto intimato in ragione della pubblica attività di prostituzione da egli esercitata tramite internet, chiaramente lesiva del prestigio e del decoro dell'Amministrazione.

A nulla rileva, secondo gli Ermellini, la circostanza che i comportamenti posti a base del licenziamento si fossero tutti svolti nell'ambito della vita privata ed al di fuori del contesto lavorativo: si è trattato, infatti, di un licenziamento per giusta causa che, come tale, punisce comportamenti tenuti dal dipendente anche al di fuori dell'attività di lavoro, ma comunque idonei ad influire sugli obblighi discendenti dal rapporto stesso, in primis su quello di fedeltà.

Secondo l'ormai consolidata giurisprudenza, infatti, il licenziamento per giusta causa è legittimo se la condotta, anche extra lavorativa, posta in essere dal dipendente risulti essere obiettivamente e soggettivamente idonea a ledere gli interessi dell'azienda, così da far venir meno la fiducia che il datore ripone nel proprio dipendente e sia tale da esigere una sanzione non minore di quella espulsiva.

Nel caso di specie è evidente come l'attività di pubblica prostituzione dell'ex dipendente abbia gettato discredito sull'Amministrazione e come tale circostanza nulla abbia a che fare con l'orientamento sessuale del medesimo.