-  Lara Princisvalle  -  16/08/2016

Kant e la pace perpetua

 

Il pensiero di Kant, portando a compimento idee già contenute nel pensiero illuminista, ha rappresentato e rappresenta tutt'ora una tappa fondamentale verso lo sviluppo di quelli che si ritengono oggi i caratteri fondamentali della moderna cultura occidentale.

Io ritengo che alla base dell'Unione Europea come la conosciamo oggi ci sia l'idea della libertà come valore irrinunciabile e chiave. Quest'idea, in campo filosofico, fu sostenuta anzitutto proprio da Kant, ed i passi della Ragion pratica che di essa trattano - l'idea di libertà come fondamento della morale - rimangono strumenti fondamentali per capire le nostre radici culturali comunitarie.

L'Europa di oggi, basata sulla garanzia della libertà individuale, presupponendo che solo in questa si possa realizzare una comunità coesa capace di superare le conflittualità, rappresenta un esempio di come un'unione fondata su principi condivisi possa nascere solo nell'uguaglianza e nel rispetto comune. Il suo porsi non come istituzione dogmatica e fondata, ma piuttosto come luogo di dialogo reciproco verso il raggiungimento di ideali il più possibile universali, rappresenta, nel nostro tempo, un'applicazione pratica del pensiero kantiano alla politica ed alle relazioni internazionali.

 

Emblematica, per l'analisi di questo aspetto, è l'opera kantiana per la pace perpetua, opera non prettamente di stampo morale quanto più politico, composta dal filosofo in occasione della pace di Basilea del 1795, siglata dalla Francia termidoriana e dalla Prussia per porre fine ad uno dei sanguinosi conflitti che laceravano l'Europa di allora.

Kant scrisse quest'opera con l'idea di indagare e suggerire i principi che avrebbero dovuto essere alla base non di una sospensione momentanea e parziale dei conflitti - quale lui riteneva fosse quella garantita dal trattato - bensì una pace perpetua, intesa come una cooperazione nuova tra gli stati che garantisse la messa al bando dello strumento bellico e la nascita di una nuova federazione, unitaria e pacificata.

In questo breve saggio più evidentemente che in altre opere del filosofo è possibile rintracciare un embrione delle linee guida sulle quali si è sviluppata la moderna Unione Europea. Inoltre va sottolineato che proprio l'esigenza di creare le condizioni per una pacificazione del continente europeo - dopo trent'anni di guerra che sconvolsero le radici stesse dell'identità europea tra il 1915 e il 1945, portando - portò i governi ad avviare, prima sotto forma di relazioni diplomatiche ed economiche più distese e cooperative tra i differenti stati, poi, con Maastricht e.  Il processo di unificazione degli Stati europei ancora oggi in atto.

I principi - articoli, nell'opera di Kant - sui quali il filosofo sosteneva dovesse fondarsi una tale nuova federazione europea, ancora si mantengono attuali, ribadendo il ruolo della sua opera come pietra miliare nella nascita di una comune identità culturale ma anche politica:

 

  1. La Costituzione civile di ogni Stato deve essere Repubblicana.

 

La costituzione fondata: primo, sul principio della libertà dei componenti l"associazione (come uomini); secondo, su quello della dipendenza di tutti (come sudditi) da un"unica legislazione comune, e terzo, sulla legge dell"eguaglianza (come cittadini); l"unica costituzione che nasca dal concetto di un contratto originario su cui deve fondarsi ogni legislatura giuridica di un popolo, è la repubblicana.

 

Quando Kant parla di costituzione repubblicana intende questo termine nel senso latino di res pubblica, presupposto fondamentale per garantire la pace in quanto:

 

"Ed eccone la ragione: quando si richiede l"assenso dei cittadini (né può essere altrimenti in questa Costituzione) per decidere "se debba esservi o no guerra" nulla è più naturale che essi abbiano ad esitar molto prima di avventurarsi ad un tal azzardo di cui essi medesimi dovranno sopportare tutte le sventure (come il combatter di persona, lo sborsare del proprio le spese di guerra, il riparare le devastazioni che essa cagiona, e l"addossarsi inoltre per colmo di sventura, un onere di debiti giammai saldati, a causa di guerre sempre imminenti, amareggiando così la stessa pace)."

 

 

L'Europa di oggi si fonda proprio sull'idea che tutti gli Stati che ad essa aderiscono debbano sentirsene parte integrante e si le sue istituzioni si pongono non come organismi imposti da autorità esterne e di fatto estranee alla vita politica nazionale - come sostengono molti movimenti nati cavalcando la crisi economica ed identitaria che stiamo vivendo. Poiché infatti una federazione può essere vista come uno Stato di Stati gli stati, parafrasando Kant, devono esserne non sudditi ma cittadini.

 

  1. Il diritto internazionale deve essere fondato sopra una federazione di stati esteri.

 

"I popoli, quali Stati, possono venir giudicati come semplici individui che nelle condizioni di natura (cioè nell"indipendenza da leggi esterne) già si ledono colla semplice coesistenza, e ognuno dei quali può e deve esigere dagli altri, per la propria sicurezza, che formino una Costituzione affine alla civile, che garantisca ad ognuno il proprio diritto."

 

Le politiche di integrazione europea iniziate con scopi economici con il Trattato di Roma del1957, e rafforzatesi in senso politico con Maastricht, e più specificatamente identitario con Schengen, nei loro più recenti sviluppi stanno traghettando l'Europa dall'essere un'insieme omogeneo di Stati sovrani e divisi a essere un organismo unitario retto da istituzioni comunitarie e governato in base a una legislazione, un diritto e, forse in futuro, una costituzione comuni.

 

  1. Il diritto cosmopolitico (Weltbügerrecht) deve essere limitato alle condizioni di ospitalità generale.

 

"Qui, come negli articoli precedenti, non trattandosi di filantropia, ma di diritto, la parola ospitalità (Wirthbarkeit) vi significa il diritto spettante ad uno straniero di non essere trattato ostilmente a cagione del suo arrivo sul territorio altrui."

 

In Europa, durante l'illuminismo,  hanno avuto origine i principi confluiti nella Carta dei diritti dell'Unione europea che ed in Europa si gioca oggi la sfida di affermare questi diritti non solo nella teoria e nella legislazione, ma anche nella realtà effettiva. Affermare che uno Stato debba fondare la sua identità sull'essere cosmopolita potrebbe sembrare una contraddizione, eppure, come già Kant aveva intuito, è questa la direzione che è necessario intraprendere per andare verso una pace perpetua.

 

Kant, per le sue opere, potrebbe essere considerato come un precursore delle teorizzazioni sulla moderna identità europea. Come possiamo vedere, non sono mai accadute guerre tra gli stati Europei dopo la Seconda Guerra Mondiale: un lungo periodo di pace sostenuto da forti relazioni economiche e politiche tra le nazioni, come Kant scrisse nel 1795.