Cultura, società - Intersezioni -  Pantè Maria Rosa - 19/05/2013

SUL NUOVO LIBRO DI VALERIA PALUMBO – Maria Rosa PANTÉ

Geni di mamma, Odradek Edizioni è l"ultimo libro di Valeria Palumbo. È un libro bello, godibile, pieno di ritmo e di informazioni curiose e interessanti. Eppure non è un romanzo leggero, è un saggio, un libro di storia e il fatto che risulti così leggibile e godibile senza mai perdere in esattezza storica, rigore e profondità è un grande merito di Valeria Palumbo. A mio parere sempre più brava a proporci personaggi a tutto tondo, a regalarci non solo la loro storia, ma anche la loro vita vissuta. Sono personaggi storici e lei li rende personaggi da romanzo, nel senso più alto del termine.

Valeria ha scritto di donne, donne fatali, donne della storia più antica, donne che hanno superato i limiti imposti al loro sesso e hanno spianato la strada delle donne dopo di loro verso campi un tempo ritenuti solo maschili. Questa volta però parla delle donne per antonomasia, le donne più donne di tutte, la quintessenza della donna: la madre.

 

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Dedica il suo libro alla sua mamma e alle sue zie, "pronte a offrire un porto di sicuri affetti".

In realtà i rapporti indagati nel libro, spesso con la grazia dell"ironia, sono tutti tra madre e figlio maschio e così spero vivamente che Valeria si dedichi anche al più complesso rapporto tra madri e figlie.

Ma anche questi figli e queste madri non scherzano quanto a complessità. Ci sono madri fredde come la famosa (e antipaticissima, poveretta) Adelaide Antici, la madre economa di Giacomo Leopardi. Ci sono madri passionali, come la madre di Rossini. Non conoscevo questa storia e forse questa è la madre che mi è piaciuta di più. Mi piace che cantassero insieme madre e figlio. Ci sono figli nevrotici che stressano le madri come Proust, ma soprattutto Schopenhauer. La sua mamma non lo voleva vicino, lo amava, ma lui la intristiva e legittimamente questa donna rivendicava il diritto a essere un po" serena. Ci sono le mamme più tradizionali (in realtà nessuna mamma ormai mi pare tradizionale), o comunque quelle che sacrificano tutto al figlio come la madre di Lenin. La mamma italiana chioccia come la mamma di Mazzini che gli invia la biancheria con le iniziali.

Talvolta ci sono anche sorelle.

Sono madri sempre presenti, spesso sottovalutate dai figli, ma alla fine centrali per la loro vita.

Significativamente conclude la rassegna di madri, la madre di Freud, quella che ha influenzato il suo bambino e dunque un po" tutti noi, nati dopo la psicanalisi e il complesso di Edipo.

E anche Freud, come quasi tutti i figli e forse anche le figlie, si dimentica che una donna non è solo una madre e che una donna per essere realizzata non deve per forza avere dei figli.

Così infatti l"autrice chiude il suo libro: "Che esistessero altre donne, oltre alle madri, Freud, (…) se n"era del tutto dimenticato. Dimenticando ovviamente che perfino le madri provano desiderio. Ed è un loro diritto".