Fragilita, storie, diritti  -  Paolo Cendon  -  05/11/2023

Basaglia

Sentivo di condividere anzitutto, fra i vari “dogmi basagliani”, il no al manicomio.

 Le vecchie cartoline di S. Servolo, al di là di ogni nostalgia, sembravano poco confortanti: mi intristiva sfogliarle  a lungo. Quello che si vedeva a Trieste o a Gorizia (oppure negli altri ex “frenocomi” che iniziavo ad attraversare, come conferenziere: Roma, Verona, Cernusco sul Naviglio, Imola, Volterra, Castiglione delle Stiviere) poteva essere meno plumbeo; non tanto però, al di là delle apparenze. Ovunque un senso di immobilità, creature omologate, difficoltà di respiro; sigle e numeri dappertutto, biografie grattate sulla calce, chissà quando, inferriate ai primi piani.

Si era trattato di soggetti a rischio, antichi mostri? Il rimedio ottocentesco aveva, in ogni caso, assunto cupezze oltre misura, totalizzanti.

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Più d’una le linee che approvavo, dal nord est.

No anzitutto alla prospettazione della “pericolosità”, per sé e per gli altri, quale tratto connaturato all’infermità psichica: bastava offrire congrui appigli esistenziali, al sofferente, ecco scemare il tasso di ingestibilità; nei conflitti sul pianerottolo, anche in personalità per niente docili.

 No a ravvisare nella biologia, nella genetica, le branche in grado di svelare da sole, “scientificamente”, l’origine delle insufficienze mentali; talvolta era così, potevo constatarlo coi miei occhi: ben altri i fuochi del malessere invece, dall’emigrazione al lutto, dal lavoro alla scuola o agli affetti, in tante carriere di individui fragili di nervi, senza patria, a un passo dallo sfaldamento.

 Mai rassegnarsi al “vezzo ostinato” degli elettroshock, delle lobotomie, dei coma insulinici: anche nella miglior ipotesi i benefici di stagione per l’utente, ammesso che ci fossero, a livello clinico, erano fin troppo sopravanzati dalla minaccia di controeffetti pesanti, a lunga incubazione.

Sì invece, con prudenza,  a un ricorso ai farmaci messi a punto ultimamente - sapienti neo-molecole, con nomi vari, dagli effetti potenti   - contro ogni forma di psicosi vecchia o  inedita: promettevano di contenere fenomenologie poco ordinate, nei pazienti, autorizzando scommesse impensabili altrimenti, al di fuori delle mura ospedaliere; bastava non trasformarli nell’ennesima camicia di forza, a lacci stretti, senza possibilità di ritorno.

Sì, in generale, al presentare la follia e i suoi correlati come grande laboratorio per riflessioni sulla devianza, nel suo insieme; in vista di strumenti contagiosi, a livello sia teorico che pratico,  di nuovi tramiti ispettivi, non solo di tipo medico. Attenti alla  quotidianità delle persone, alle loro relazioni con il mondo, estensibili a ulteriori categorie di svantaggiati: detenuti, fuorusciti del terzo mondo, senzatetto,  adolescenti sfortunati, morenti, portatori di dipendenze, disabili fisici o sensoriali, anziani della quinta età, analfabeti cronici. Magari agli stessi cittadini forti, colti nei momenti di pausa.




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