Interessi protetti  -  Anna Berghella  -  30/07/2023

Mi aspetta a braccia aperte il mio periodo di pausa dal lavoro di avvocato, le vacanze, la famiglia, gli amici

Che bello, non vedo l'ora. Aspettative semplici: qualche bella dormita, senza pensieri di lavoro ricorrenti e assillanti, curare un po' di più il fisico e le passioni. Ridere. Emozioni. Lo spero.

Poi ci sarà settembre, rientro da programmare come ogni anno meticolosamente e da riempire di buoni propositi.

Aspetto questo momento già da adesso animata da sconcerto e disincanto. Gli ultimi mesi non sono stati facili, per me come per gli altri operatori di giustizia: zainetto in spalla ho frequentato corsi e convegni di aggiornamento sulla riforma Cartabia il cui nome, nel quale avevo riposto speranza e aspettative, ora mi provoca, senza voler esagerare, un sussulto, quasi un conato. Alla soglia dei sessant’anni mi sono rimessa a studiare le regole del processo di famiglia, delle notifiche, del recupero crediti, delle vendite immobiliari trovandomi spaesata e dubbiosa ad ogni giudizio introdotto e affrontato dal 28 febbraio in poi.

Con entusiasmo però. Dobbiamo ammodernarci, mi sono detta, il sistema delle tutele non funziona, siamo il solito fanalino di coda dell’Europa e una giustizia giusta, veloce ed efficiente è la cosa di cui da tempo abbiamo più bisogno, e ogni altro sistema della nostra nazione, dalla scuola alla sanità, dalla criminalità alla disoccupazione, ne gioverà.

Tre episodi mi fanno pensare che però l’incanto non c’è, la favola non avrà un lieto fine  e che abbiamo, per l’ennesima volta, fallito la missione.

Il 23 giugno la Corte di Cassazione, con un’ordinanza dirompente, ha affermato che, in tema di obbligazioni alimentari, non si applica la sospensione feriale dei termini processuali essendo le stesse cause urgenti e non soggette a pause processuali obbligatorie. Ora se il principio può essere sacrosanto ed anzi auspicabile, gettato lì a caso, nelle frenesie lavorative del caldo afoso di fine giugno, senza alcun precedente o avvertimento, ha gettato scompiglio e preoccupazione: riviste velocemente  a mente le varie cause in piedi, con implicazioni alimentari,  le mie vacanze sarebbero state ridotte al lumicino. E invece ecco un fiorire di ordinanze a chiarimenti di tanti tribunali italiani che si “discostavano” dal principio di diritto della Cassazione (!): Siena, Genova, Roma e poi gli altri hanno chiarito che la pronuncia della Cassazione è isolata e pertanto i termini processuali sono soggetti a sospensione feriale. Il processo ha delle regole terribili per noi avvocati, ma le regole sono regole, non possono essere regole di un tipo un giorno e regole opposte un altro giorno. C’è da diventare matti. Non giova a nessuno, tantomeno alla sanità cardiaca della mia categoria. 

Il secondo episodio, giusto qualche giorno fa, è stato il diniego del rinvio del processo ad un avvocato a cui stava bruciando la casa. Ora ad ogni essere umano possono capitare sciagure e avversità, anche gravi. Come si può pensare di calpestare la dignità e il rispetto di una persona che sta passando un momento così delicato nella sua vita? I precedenti sono tantissimi, purtroppo, di episodi di mancata considerazione della categoria, ma ancora non riusciamo a trovare un equilibrio tra le emergenze di vita di un legale  e il rispetto della sua essenza. Ed è veramente avvilente.

Da ultimo vorrei bocciare l’entusiasmo che ha accolto la sentenza del 25 luglio la quale ha deciso in meno di cinque mesi un giudizio di separazione giudiziale presso il Tribunale di Savona con solo due udienze ed alcuna istruttoria. Non è solo la velocità della decisione il parametro da ricercare, non facciamo abbagliare dalla rapidità di un processo incompleto.

A mente dell’art. 24 della Costituzione “La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”. Vorrei poter continuare a provare le richieste che avanzo per i miei clienti, ambirei ad una decisione snella e veloce certo, ma giusta e completa, non con tagli d’accetta alle richieste istruttorie, con rinvii a sei mesi dopo ogni udienza, che ogni volta mi costringono a ristudiare tutto il fascicolo perché pare essere passata un’era geologica tra un’udienza e l’altra.

La bramata celerità della decisione non può essere barattata con la superficialità dell’istruttoria. Non è sinonimo di giustizia se si comprime il diritto alla prova. La paura del giudice sta nel disporre il rinvio delle udienze, perché continuano ad essere cadenzate in modo brutale mai prima di due / tre mesi.

Siamo tutti uguali davanti alla legge, si dice, ma se incaricati di applicarla non sono disposti ad ascoltare le istanze di giustizia in nome di una velocità del decidere, è proprio un periodo buio. Da Medioevo.

 




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