Cultura, società  -  Monica Castello  -  25/11/2021

Federico II e la violenza sulle donne

FEDERICO II DI SVEVIA, UN PRECURSORE CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

Nel Medioevo la violenza nei confronti delle donne era all’ordine del giorno: in un mondo in cui si discuteva ancora se esse avessero o meno l’anima e l’Islam risultava innovatore nel riconoscere loro la metà del valore di un uomo, neppure il grado sociale poteva difenderle.

Il matrimonio era uno strumento per fare affari e costruire alleanze, una moglie sterile perdeva ogni forza contrattuale, la dote era fondamentale al punto che gli ordini religiosi costituirono fondi supportati da donazioni per dare una possibilità di accasarsi alle fanciulle indigenti.

Eppure le donne di potere erano tante: da Berta, madre di Carlomagno, ad Adelasia del Vasto, bisnonna di Federico II, ad Irene, imperatrice d’Oriente, a Matilde di Canossa, che tessevano relazioni diplomatiche e governavano interi Stati, ad altre che esercitavano la loro influenza nell’ombra, come le mogli e le amanti di tanti uomini di governo.

Eppure sino alla prima metà del 1200 un nobile che abusava di una popolana non aveva nessuna conseguenza, così come le violenze “tra pari” cadevano nel silenzio. Solo ciò che avveniva nell’ambito di azioni di guerra assumeva valenza, ma non come oltraggio alla donna bensì come all’uomo cui essa apparteneva.

Lo Svevo stabilì che i nobili e gli uomini di potere che violentavano donne di rango inferiore dovevano pagare loro un risarcimento. La cosa può apparire ai nostri occhi come barbara, come una legittimazione, in realtà per l’epoca era molto innovativa e suscitò lo stesso scalpore che potrebbe avere adesso seppur con altro significato.

Imporre un risarcimento significava infatti riconoscere valore alla donna anche se di basso rango, darle una parvenza di dignità e rispetto, permetterle di contrarre matrimonio pur se violata o di non essere cacciata per lo stesso motivo.

Non so se ciò abbia ridotto i casi di stupro, certo per un “potente” che si riteneva immune da ogni accusa dover mettere mano al portamonete per una cosa così “normale” doveva essere una bella umiliazione.

Oggi si dice che Federico con la sua legge ratificò l’inferiorità femminile dandole un valore economico, oltre a ridicolizzare quelli che, al contrario di lui a cui tutte si concedevano, prendevano con la violenza ciò che desideravano. Io invece vedo in questa norma ai nostri occhi barbara un importante passo della Storia, inizio di un cammino ancor oggi molto arduo e faticoso.