Giurisprudenza  -  Gasparre Annalisa  -  27/03/2012

MALTRATTAMENTO DI ANIMALI ANCHE PER ATTIVITA' PREVISTE DA LEGGI SPECIALI - Cass. 11606/2012 - Annalisa GASPARRE

L'articolo 19 ter disp. coord. c.p. introdotto dalla Legge 189/2004 sul "maltrattamento di animali" non esclude in ogni caso l'applicabilità delle disposizioni del Titolo IX-bis del Libro Secondo del codice penale all'attività circense ed alle altre attività menzionate, ma esclusivamente a quelle svolte nel rispetto delle normative speciali che espressamente le disciplinano.

Il maltrattamento di animali è dunque contestabile anche riguardo a tutte le attività - lecite - che utilizzano animali (ambito venatorio, circense, allevamenti, commercio ecc.).

L'ha sempre sostenuto la LAV. Oggi la Suprema Corte di Cassazione ha consacrato questo principio.

 

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 6 – 26 marzo 2012, n. 11606

Presidente Squassoni – Relatore Ramacci

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 7 febbraio 2011, il Tribunale di Pistola sez. dist. di Monsummano Terme, ha assolto V..C. dal reato di cui all'articolo 544-ter cod. pen. perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

2. Il predetto era stato chiamato a rispondere del reato contestato per avere, quale gestore e titolare del "(OMISSIS) " senza necessità, ovvero con condotte omissive derivanti da incuria e inosservanza dei principi riconducibili alle caratteristiche etologiche delle singole specie animali, cagionato lesioni a quelli detenuti e, in particolare, per aver provocato agli stessi uno stato di grave sofferenza e decadimento dello stato di salute ed, in ad alcuni volatili, vere e proprie lesioni dell'integrità psicofisica e per aver detenuto ed adibito a spettacoli detti animali in condizioni incompatibili con la loro natura, procurando loro gravi sofferenze.

3. Avverso tale pronuncia propone ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pistoia.

Con un unico motivo di ricorso deduce la violazione di legge, rilevando che la sentenza impugnata si fonda sull'erronea lettura dell'articolo 19 ter disp. coord. C.P., che il giudice ha considerato quale vera e propria immunità, normativamente prevista, per i reati di cui al Titolo IX-bis del Libro Secondo del codice penale, mentre, al contrario, tale disposizione altro non è se non l'esplicitazione del principio di specialità di cui all'articolo 15 e della scriminante dell'esercizio di un diritto di cui all'articolo 51.

Osserva, altresì, che l'interpretazione offerta dal giudice consentirebbe, in teoria, agli esercenti le attività menzionate dall'articolo 19ter citato, di commettere impunemente i reati disciplinati dal Titolo IX-bis e mal si concilierebbe con il disposto dell'articolo 544 sexies C.P., il quale, per i reati previsti dagli articoli precedenti, prevede confisca e pene accessorie che inequivocabilmente riguardano anche attività, quali quelle di allevamento e trasporto, che la sentenza impugnata ritiene immuni da sanzioni.

Inoltre, quale ulteriore conseguenza, a fronte della impunità per i suddetti reati, resterebbe paradossalmente intatta la possibilità di sanzionare le meno gravi condotte previste dall'articolo 727, comma secondo C.P. non essendo tale disposizione contemplata tra quelle richiamate dall'articolo 19ter disp. coord. C.P..

Insiste, pertanto, per l'accoglimento del ricorso.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è fondato e merita accoglimento.

L'articolo 19£er disp. att. C.P. è stato introdotto dalla Legge 20 luglio 2004 n.189, recante "Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali nonché l'impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate" la quale ha profondamente innovato la disciplina della tutela degli animali, in precedenza affidata, in via principale, all'articolo 727 C.P., che, rispetto alla originale stesura, aveva già subito alcune modifiche ad opera della legge 22 novembre 1993 n.473 "Nuove norme contro il maltrattamento di animali".

Esso stabilisce che le disposizioni del Titolo IX-bis del Libro Secondo del codice penale non si applicano ai casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia, di pesca, di allevamento, di trasporto, di macellazione degli animali, di sperimentazione scientifica sugli stessi, di attività circense, di giardini zoologici, nonché dalle altre leggi speciali in materia di animali e che le medesime disposizioni non si applicano, altresì, alle manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalla regione competente.

2. È di tutta evidenza, perché lo si desume dal tenore letterale della disposizione, come correttamente osservato in ricorso, che l'eccezione deve ritenersi operante solo nel caso in cui le attività in essa menzionate vengano svolte entro l'ambito di operatività delle disposizioni che le disciplinano e che ogni comportamento che esuli da tale ambito è suscettibile di essere penalmente valutato.

Come osservato in dottrina, infatti, la ratio ispiratrice della norma è quella di escludere l'applicabilità delle norme penali poste a tutela degli animali con riferimento ad attività obbiettivamente lesive della loro vita o salute a condizione che siano svolte nel rispetto delle normative speciali che le disciplinano perché considerate socialmente adeguate al consesso umano.

La giurisprudenza di questa Corte ha già avuto modo di rilevare, con riferimento alla disciplina sulla caccia, che costituisce ipotesi di sevizia configurante maltrattamento l'utilizzazione come richiamo per la caccia di una cesena viva, imbracata con una cordicella e costretta mediante strattoni a levarsi in volo per poi ricadere pesantemente al suolo o su un albero e che l'uso a scopo venatorio di richiami vivi con tali modalità che, se anche non vietate espressamente dalla Legge 157/1992, debbono ritenersi illecite, non costituisce alcuno dei casi previsti dalla legge speciale in materia cui si riferisce l'articolo 19ter disp. coord. C.P. (Sez. III n.46784, 21 dicembre 2005).

In altra occasione, sempre con riferimento alla disciplina dell'attività venataria, si è ulteriormente precisato che le norme di cui alla Legge 157/1992 non si pongono in rapporto di specialità con tutte le disposizioni del codice penale, in quanto l'articolo 19ter disp. coord. C.P. richiama solo quelle di cui al Titolo IX-bis del Libro Secondo, senza alcun riferimento alle ipotesi contravvenzionali di cui all'articolo 727 C.P. come modificato dalla Legge 189/2004, rispetto al quale la diversa oggettività giuridica e l'assenza di rapporto di specialità, consentono di ritenere il concorso con il reato di cui all'articolo 30 L. 157/92 (Sez. III n. 41742, 30 ottobre 2009).

3. Tra i casi richiamati dall'articolo 19ter disp. coord. C.P. rientra, come si è già detto, l'attività circense, riguardo alla quale è dunque necessario rinvenire la normativa di riferimento.

Detta attività risulta disciplinata, in primo luogo, dalla LEGGE 18 marzo 1968, n. 337 recante "Disposizioni sui circhi equestri e sullo spettacolo viaggiante" che riconosce a tale attività una funzione sociale, sostenendo il consolidamento e lo sviluppo del settore (articolo 1) e fornisce la definizione di "spettacoli viaggianti", individuando come tali le "attività spettacolari, i trattenimenti e le attrazioni allestiti a mezzo di attrezzature mobili, all'aperto o al chiuso, ovvero i parchi permanenti, anche se in maniera stabile" ed escludendo gli apparecchi automatici e semi-automatici da trattenimento.

La legge non prende però in esame gli aspetti concernenti la detenzione degli animali, così come le successive leggi 26 luglio 1975, n. 375; 29 luglio 1980, n. 390 e 9 febbraio 1982, n. 37 che riguardano l'assegnazione di contributi economici.

È tuttavia espressamente consentita la detenzione di animali pericolosi ai sensi della Legge 7 febbraio 1992, n. 150 "Disciplina dei reati relativi all'applicazione in Italia della convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione, firmata a Washington il 3 marzo 1973, di cui alla legge 19 dicembre 1975, n. 874, e dei regolamento (CEE) n. 3626/82, e successive modificazioni, nonché norme per la commercializzazione e la detenzione di esemplari vivi di mammiferi e rettili che possono costituire pericolo per la salute e l'incolumità pubblica" ai sensi dell'articolo 6, comma sesto, lettera b) (come modificato dalla Legge 426/1998) ai circhi ed alle mostre faunistiche permanenti o viaggianti, dichiarati idonei dalle autorità competenti in materia di salute e incolumità pubblica, sulla base dei criteri generali fissati previamente dalla commissione scientifica competente.

3.1. Detta Commissione Scientifica è stata successivamente istituita con decreto del Ministero dell'Ambiente in data 27 aprile 1993 ed ha fornito alcune "linee guida per il mantenimento degli animali nei circhi e nelle mostre itineranti" oggetto di successive rivisitazioni.

La funzione meramente consultiva della Commissione e l'ambito di operatività delimitato dalla specifica materia disciplinata dalla Legge 150/92 evidenziano un'efficacia particolarmente contenuta, pur consentendo l'utilizzazione di tali linee guida come utile criterio di riferimento per eventuali valutazioni anche riguardanti il rilievo penale di determinate modalità di detenzione.

Nell'Allegato A viene peraltro espressamente specificato che la valutazione sullo stato di benessere dell'animale deve, in ogni caso, essere effettuata in modo globale, da personale qualificato, tenendo anche conto di particolari esigenze locali, stagionali o legate a singoli animali, che, sebbene possano portare ad un parziale scostamento dai requisiti stabiliti, non compromettano il benessere animale, con la conseguenza che il mancato rispetto di uno o più dei requisiti non integra automaticamente il reato di maltrattamento, la cui valutazione la Commissione rimette al personale qualificato e incaricato dall'Autorità competente, richiamando la Legge 189/2004.

Detta Legge viene successivamente menzionata nel successivo "Protocollo operativo", stabilendo: "...qualora si riscontrasse che, contrariamente a quanto indicato nella documentazione preventivamente presentata, le strutture di detenzione degli animali non siano adeguate a quanto prescritto, i Servizi veterinari, nel caso che tali carenze non siano sanabili in tempi brevi con adeguate prescrizioni, richiederanno al Comune, se i tempi io consentono, un'ordinanza di sospensione dell'attività circense in toto o limitatamente alla struttura inadeguata. Contemporaneamente, potranno procedere a norma di legge per "Dichiarazione mendace" o, qualora ne esistano gli estremi, ai sensi della Legge 189/2004 (Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali)".

3.2. Va osservato che detta formulazione appare fuorviante, in quanto sembra voler attribuire ai soggetti preposti ai controlli, in presenza di fatti costituenti reato, la mera facoltà di segnalarli, in contrasto con l'obbligo di denuncia imposto dall'articolo 331 C.P.P. ai pubblici ufficiali e agli incaricati di un pubblico servizio.

3.4. La menzionata Legge 150/92 impone inoltre ai circhi anche la tenuta del registro di detenzione delle specie animali istituito con D.M. Del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio 8 gennaio 2002.

3.5. Altre disposizioni cui devono attenersi gli esercenti attività circense svolta mediante utilizzo di animali possono essere rivenute, ad esempio, nel D.Lv. 5 Luglio 2007, n. 151 recante "Disposizioni sanzionatorie per la violazione delle disposizioni del regolamento (CE) n. 1/2005 sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate" e nel Regolamento (CE) n. 1739/2005 della Commissione, del 21 ottobre 2005, che stabilisce norme sanitarie per la circolazione degli animali da circo tra gli Stati membri.

4. Va ulteriormente osservato che le richiamate disposizioni, oltre a non contemplare tutte le specie animali eventualmente utilizzate negli spettacoli circensi, prendono in considerazione solo alcune delle attività correlate all'utilizzo degli animali, come il trasporto o la mera detenzione, tralasciandone altre certamente non secondarie, come nel caso dell'addestramento, in occasione del quale la violazione delle disposizioni penali poste a tutela degli animali potrebbe comunque verificarsi.

5. L'insieme delle disposizioni in precedenza richiamate risulta, dunque, frammentano e, per quel che qui interessa, sicuramente inidoneo a delineare l'attività circense nel suo complesso.

Ne consegue che l'ambito di operatività dell'articolo 19 ter disp. coord. C.P., nei termini come sopra individuati, risulta particolarmente contenuto per quanto riguarda dette attività, lasciando così ampio spazio all'applicazione delle disposizioni penali di cui agli articoli 544-bis e ss. C.P..

6. In conclusione, può quindi affermarsi il principio secondo il quale "l'articolo 19ter disp. coord. C.P non esclude in ogni caso l'applicabilità delle disposizioni del Titolo IX-bis del Libro Secondo del codice penale all'attività circense ed alle altre attività menzionate, ma esclusivamente a quelle svolte nel rispetto delle normative speciali che espressamente le disciplinano".

La sentenza impugnata deve dunque essere annullata con le consequenziali statuizioni indicate in dispositivo.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Pistoia.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Visitatori in aggiornamento.

Articoli correlati

Controluce - Faccioli Marco - 08/11/2016
Atto di precetto in reitera? ...offre la casa! - Marco Faccioli
Come si sa l'atto di precetto, ovvero l'intimazione al debitore di pagare entro 10 giorni una determinata somma (o, a voler essere maligni, l'avviso a quest'ultimo di far sparire i propri beni prima che arrivi l'ufficiale giudiziario) ha una scadenza di 90 giorni, a partire dalla notifica, se l'esecuzione non è ancora iniziata.Naturalmente i motivi per cui un'esecuzione può non iniziare sono moltissimi, e spesso e volentieri legati alla difficoltà di individuare beni aggredibili in capo al debitore, o perchè questi è poco o nulla capiente, o perchè, tartufescamente, si attiva per occultarli.In ogni caso, non sono certo poche le volte in cui si rende necessario reiterare l'atto di precetto, con inevitabile impiego di tempo per la redazione e di spese di ulteriore notifica. Di tutte queste spese, solitamente, essendo inevitabilmente da considerarsi come spese di recupero del credito, si chiede conto al debitore, per cui quest'ultimo dovrà corrispondere al creditore non solo il capitale, ma anche tutte le spese giustificate per il suo recupero (ovvero quelle del primo precetto e di tutti quelli successivi in reitera).Una recente ordinanza del Tribunale di Biella, emessa in data 03.11.16, pare invece di diverso avviso, dal momento che, testualmente prevede che: "se il precetto è rinnovato perchè quello in precedenza notificato è diventato inefficace, il creditore non può pretendere di intimare il pagamento delle spese processuali connesse al primo precetto oramai perento."Per cui, dalla somma portata dall'ultimo precetto in reitera, dovranno essere defalcate, come avvenuto nell'ordinanaza allegata, a deconto del Giudice, gli onorari dei precetti precedenti.A questo punto mi domando: ma perchè le spese dell'avvocato che redige il precetto (nonché i costi della notifica degli stessi), debbono gravare sul cliente creditore?Alla fine lo si sa come finiscono queste cose: l'avvocato non chiederà soldi al cliente, sobbarcandosi le medesime: come dire: ...OFFRE TUTTO LA CASA!
Controluce - Lara Princisvalle - 16/08/2016
Kant e la pace perpetua
 Il pensiero di Kant, portando a compimento idee già contenute nel pensiero illuminista, ha rappresentato e rappresenta tutt'ora una tappa fondamentale verso lo sviluppo di quelli che si ritengono oggi i caratteri fondamentali della moderna cultura occidentale.Io ritengo che alla base dell'Unione Europea come la conosciamo oggi ci sia l'idea della libertà come valore irrinunciabile e chiave. Quest'idea, in campo filosofico, fu sostenuta anzitutto proprio da Kant, ed i passi della Ragion pratica che di essa trattano - l'idea di libertà come fondamento della morale - rimangono strumenti fondamentali per capire le nostre radici culturali comunitarie.L'Europa di oggi, basata sulla garanzia della libertà individuale, presupponendo che solo in questa si possa realizzare una comunità coesa capace di superare le conflittualità, rappresenta un esempio di come un'unione fondata su principi condivisi possa nascere solo nell'uguaglianza e nel rispetto comune. Il suo porsi non come istituzione dogmatica e fondata, ma piuttosto come luogo di dialogo reciproco verso il raggiungimento di ideali il più possibile universali, rappresenta, nel nostro tempo, un'applicazione pratica del pensiero kantiano alla politica ed alle relazioni internazionali. Emblematica, per l'analisi di questo aspetto, è l'opera kantiana per la pace perpetua, opera non prettamente di stampo morale quanto più politico, composta dal filosofo in occasione della pace di Basilea del 1795, siglata dalla Francia termidoriana e dalla Prussia per porre fine ad uno dei sanguinosi conflitti che laceravano l'Europa di allora.Kant scrisse quest'opera con l'idea di indagare e suggerire i principi che avrebbero dovuto essere alla base non di una sospensione momentanea e parziale dei conflitti - quale lui riteneva fosse quella garantita dal trattato - bensì una pace perpetua, intesa come una cooperazione nuova tra gli stati che garantisse la messa al bando dello strumento bellico e la nascita di una nuova federazione, unitaria e pacificata.In questo breve saggio più evidentemente che in altre opere del filosofo è possibile rintracciare un embrione delle linee guida sulle quali si è sviluppata la moderna Unione Europea. Inoltre va sottolineato che proprio l'esigenza di creare le condizioni per una pacificazione del continente europeo - dopo trent'anni di guerra che sconvolsero le radici stesse dell'identità europea tra il 1915 e il 1945, portando - portò i governi ad avviare, prima sotto forma di relazioni diplomatiche ed economiche più distese e cooperative tra i differenti stati, poi, con Maastricht e.  Il processo di unificazione degli Stati europei ancora oggi in atto.I principi - articoli, nell'opera di Kant - sui quali il filosofo sosteneva dovesse fondarsi una tale nuova federazione europea, ancora si mantengono attuali, ribadendo il ruolo della sua opera come pietra miliare nella nascita di una comune identità culturale ma anche politica: La Costituzione civile di ogni Stato deve essere Repubblicana. La costituzione fondata: primo, sul principio della libertà dei componenti l"associazione (come uomini); secondo, su quello della dipendenza di tutti (come sudditi) da un"unica legislazione comune, e terzo, sulla legge dell"eguaglianza (come cittadini); l"unica costituzione che nasca dal concetto di un contratto originario su cui deve fondarsi ogni legislatura giuridica di un popolo, è la repubblicana. Quando Kant parla di costituzione repubblicana intende questo termine nel senso latino di res pubblica, presupposto fondamentale per garantire la pace in quanto: "Ed eccone la ragione: quando si richiede l"assenso dei cittadini (né può essere altrimenti in questa Costituzione) per decidere "se debba esservi o no guerra" nulla è più naturale che essi abbiano ad esitar molto prima di avventurarsi ad un tal azzardo di cui essi medesimi dovranno sopportare tutte le sventure (come il combatter di persona, lo sborsare del proprio le spese di guerra, il riparare le devastazioni che essa cagiona, e l"addossarsi inoltre per colmo di sventura, un onere di debiti giammai saldati, a causa di guerre sempre imminenti, amareggiando così la stessa pace)."  L'Europa di oggi si fonda proprio sull'idea che tutti gli Stati che ad essa aderiscono debbano sentirsene parte integrante e si le sue istituzioni si pongono non come organismi imposti da autorità esterne e di fatto estranee alla vita politica nazionale - come sostengono molti movimenti nati cavalcando la crisi economica ed identitaria che stiamo vivendo. Poiché infatti una federazione può essere vista come uno Stato di Stati gli stati, parafrasando Kant, devono esserne non sudditi ma cittadini. Il diritto internazionale deve essere fondato sopra una federazione di stati esteri. "I popoli, quali Stati, possono venir giudicati come semplici individui che nelle condizioni di natura (cioè nell"indipendenza da leggi esterne) già si ledono colla semplice coesistenza, e ognuno dei quali può e deve esigere dagli altri, per la propria sicurezza, che formino una Costituzione affine alla civile, che garantisca ad ognuno il proprio diritto." Le politiche di integrazione europea iniziate con scopi economici con il Trattato di Roma del1957, e rafforzatesi in senso politico con Maastricht, e più specificatamente identitario con Schengen, nei loro più recenti sviluppi stanno traghettando l'Europa dall'essere un'insieme omogeneo di Stati sovrani e divisi a essere un organismo unitario retto da istituzioni comunitarie e governato in base a una legislazione, un diritto e, forse in futuro, una costituzione comuni. Il diritto cosmopolitico (Weltbügerrecht) deve essere limitato alle condizioni di ospitalità generale. "Qui, come negli articoli precedenti, non trattandosi di filantropia, ma di diritto, la parola ospitalità (Wirthbarkeit) vi significa il diritto spettante ad uno straniero di non essere trattato ostilmente a cagione del suo arrivo sul territorio altrui." In Europa, durante l'illuminismo,  hanno avuto origine i principi confluiti nella Carta dei diritti dell'Unione europea che ed in Europa si gioca oggi la sfida di affermare questi diritti non solo nella teoria e nella legislazione, ma anche nella realtà effettiva. Affermare che uno Stato debba fondare la sua identità sull'essere cosmopolita potrebbe sembrare una contraddizione, eppure, come già Kant aveva intuito, è questa la direzione che è necessario intraprendere per andare verso una pace perpetua. Kant, per le sue opere, potrebbe essere considerato come un precursore delle teorizzazioni sulla moderna identità europea. Come possiamo vedere, non sono mai accadute guerre tra gli stati Europei dopo la Seconda Guerra Mondiale: un lungo periodo di pace sostenuto da forti relazioni economiche e politiche tra le nazioni, come Kant scrisse nel 1795.
Controluce - Faccioli Marco - 10/05/2016
Ho fatto il praticante legale: Maternità? Si, ma non più di due settimane - Marco Faccioli
Esperienza n. 2 MATERNITA'... SI OK, MA NON PIU' DI DUE SETTIMANE Protagonista: Francesca.Città: Napoli.Attuale occupazione: avvocato in un grosso studio.Esame: 1 volta./Brano consigliato durante la lettura: "i miss you" (BLINK 182) Quella che sto per raccontare assomiglia tanto, naturalmente con tutti i dovuti distinguo del caso, ad una vecchia storie sulle mondine, ovvero quelle povere donne che, in un regime di caporalato infame, venivano da tutta Italia nella pianura padana coltivata a riso per togliere le erbacce dalle risaie ...ovviamente per poche lire.Sono Francesca, ho 33 anni e la storia che sto per raccontare riguarda un periodo in cui già ero avvocato, quindi con tutta la trafila dell'esame già abbondantemente alle spalle. Ero occupata in uno dei più importanti studi di Napoli da circa otto anni, ed i turni di lavoro erano di cinque giorni la settimana per 12 mesi l"anno: 12 perché l'ufficio era aperto anche ad agosto (ps: il mese di agosto non veniva mai pagato, "intanto non si fa mai niente…" però "intanto" io ci dovevo comunque essere a far presenza).Il mio lavoro consisteva principalmente in trasferte in giro per i tribunali della Campania a dir poco sottopagate (facevo la cosiddetta "udienzista", con turni massacranti, unitamente all'inevitabile lavoro di segreteria, etc etc...), ma non è tanto questo l'argomento dell'esperienza che voglio raccontare oggi.Un bel giorno rimango incinta (...a volte capita), ma comunque lavoro fino al giorno prima del parto, oberata di adempimenti ed udienze. L'Avvocato non deve avere preso molto bene la notizia se, oltre alle congratulazioni di rito, mi ha sussurrato all'orecchio "...la prossima volta però avvertici prima." , lasciandomi alquanto sbigottita.Partorisco (tutto bene per fortuna), e dopo due settimane sono di nuovo al lavoro dopo molteplici chiamate da parte dell'ufficio, che richiedeva insistentemente la mia presenza. Non più per 5 giorni alla settimana, ma per 3 (chiamato impropriamente "mezzo servizio", anche se 5 diviso 2 non fa 3, ma sorvoliamo). Adesso però arriva il bello... non appena riprendo a lavorare a pieno regime sapete quanto mi viene offerto per i cinque mesi in cui ho lavorato a "mezzo servizio"? Cinquecento euro (fatturati) per cinque mesi, tre volte la settimana per 8 ore ciascuna ovvero, calcolatrice alla mano, meno di 0,5 centesimi l"ora (quando una cameriera ne guadagna 8 l"ora senza laurea, master, specializzazioni e soprattutto, Cassa forense da pagare).
Controluce - Faccioli Marco - 18/04/2016
Ho fatto il praticante legale: Libero? No, occupato! - Marco Faccioli
Comincia, con questo episodio (1 di 17), la pubblicazione su P&D dei vari episodi che compongono la mia raccolta "Ho fatto il praticante legale" della serie "Cendon Books". Il volume, frutto di numerose interviste con praticanti e avvocati, è un compendio semiserio di esperienze di varia natura vissute da tutti coloro che, a vario titolo e per un più o meno lungo periodo della loro vita, hanno vestito i panni del praticante legale.  Esperienza n. 1LIBERO? NO, OCCUPATO! Protagonista: Marco.Città: Torino.Attuale occupazione: avvocato in proprio.Esame: 5 volte, di cui l'ultima a Messina.Brano consigliato durante la lettura: "fight till death" (SLAYER) § Quel giorno i clienti dell'ufficio hanno dovuto usare la toilette del bar di sotto, e per fortuna eravamo collocati al primo piano. Solo quindi una piccola rampa di scale e nulla più."Mi spiace, è occupato." hanno risposto mille e più volte le impiegate a chi chiedeva dove fossero i servizi. Molti rinunciavano, altri invece, come detto poco fa, scendevano a chiedere la chiave al barista.In effetti i servizi erano davvero occupati, eccome.Dentro ci ero finito io, e vi sono rimasto fino alle 19, 6 ore in tutto ...comunque, cercando il lato positivo, sempre meglio che restare chiusi in ascensore.Sul subito vi verrà da pensare che ci fossi rimasto chiuso dentro ...chiave spezzata nella toppa o qualcosa del genere, invece no, nel bagno mi ero rifugiato volontariamente, non potendomene di certo stare in studio in mutande!Ma facciamo un piccolo passo indietro.In quel periodo, che per giunta coincideva con un luglio raramente così torrido, il mio dominus aveva deciso, complice una furibonda litigata con il proprietario delle mura per questioni di spese condominiali, di traslocare in uno studio più piccolo, dalle spese più contenute. Due giovani avvocati con lui da un anno erano stati invitati dal giorno alla notte a trovarsi una nuova sistemazione, mentre noi praticanti eravamo stati tenuti tutti in blocco, tanto nella nuova stanza ci saremmo comunque stati, naturalmente a strati.All'epoca dei fatti il PCT era pura fantascienza ed i fascicoli erano quelli di sempre, atti e documenti di carta e polvere.Il dominus aveva si e no una sessantina d'anni, ragione per cui lascio immaginare il suo archivio che cosa potesse mai contenere.E' stato così che, una bella mattina, siamo stati tutti avvisati (noi praticanti), che era necessario fare il trasloco verso la nuova destinazione, ragione per cui era necessario rimboccarsi le maniche della camicia e iniziare a trasbordare faldoni e mobilio (naturalmente a bordo dei nostri mezzi, con zona blu a pagamento per il posteggio) verso la nuova sistemazione.E' stato così che, proprio mentre stavo sollevando il piano di una scrivania che avevo appena finito di smontare dal proprio basamento, un sordo strappo ha sovrastato il chiacchiericcio dell'ufficio.Era quello dei pantaloni del mio completo che, proprio come in una comica di Stanlio ed Ollio, si erano improvvisamente aperti mettendomi a nudo quella parte dove la schiena cambia nome, tra la mia disperazione e l'ilarità dei miei colleghi.Non ricordo esattamente come il tutto sia accaduto, se il tessuto abbia ceduto per lo sforzo della mia posizione o perchè impigliatosi chissàdove, fatto sta che in un nano secondo era come se fossi stato azzannato da dietro da un grosso cane da guardia.Nel parapiglia del momento si è pure fatto vivo l'Avvocato, che ricordo benissimo essersi materializzato con una coca cola in lattina in mano, che, dopo aver lanciato un paio di improperi contro il locatore dell'ufficio (ovvero la causa del trasloco), mi ha detto di andare a chiudermi in bagno perchè, in quello stato, non potevo certo farmi vedere in giro.Così ho fatto, andando a rifugiarmi nel luogo di decenza in attesa di istruzioni sul da farsi.Dopo una decina di minuti sento bussare alla porta.Era una delle segretarie che, con un qual certo imbarazzo, mi chiedeva di dargli i pantaloni.Vedendo la mia faccia stupita mi spiegò che Tizio (un mio collega praticante) era stato mandato di fretta e furia nella più vicina merceria per comprare (senza specifica alcuna in ordine al possibile rimborso) ago e filo per sistemare i miei pantaloni.In effetti in quello stato non potevo né andare in giro per l'ufficio, né tanto meno attraversare mezza Torino per tornarmene a casa, ragione per cui rammendare i calzoni alla carlona era l'unica possibilità spendibile.Mi sono tolto quindi i pantaloni appendendoli subito dopo alla mano della segretaria che, dal corridoio, spuntava dentro al bagno nella fessura della porta socchiusa.Era estate, luglio pieno, faceva un caldo boia, e quella di dare i miei pantaloni sudati all'impiegata (non so quanto vi fosse di ironico in quel "grazie dottore" non appena a sue mani) era davvero la cosa meno allettante del mondo.Ed eccomi la, chiuso nel bagno, con l'immagine dello specchio a muro che rifletteva beffarda una delle immagini più spaventose in natura: quella di un uomo (io!) in camicia, scarpe classiche e calzini blu (per fortuna lunghi sotto il ginocchio).Adesso ci rido su, a ripensarci, ma al momento, credetemi, è stato veramente umiliante.Naturalmente l'impiegata aveva anche il suo bel da fare a svolgere il proprio lavoro (ricevere e passare telefonate, accogliere i clienti, mandare fax etc. etc.), per cui era più che mai ipotizzabile che la cosa sarebbe andata per le lunghe ...ed infatti!Non avendo niente da fare, mi sono fatto passare dalla porta, con percorso inverso ma con le stesse modalità con cui i miei pantaloni erano usciti, il mio pc portatile, così almeno da portarmi avanti con il lavoro, avevo infatti un appello che mi scadeva di li ad un paio di giorni.E' stato, lo giuro, l'unico atto della mia vita redatto sopra ad un wc, non essendovi altro luogo sul quale sistemarmi alla bisogna.Poco prima delle 19 sento bussare alla porta. I miei pantaloni erano pronti.Quel cretino del mio collega aveva preso un filo di un colore che non c'azzeccava nulla con quello della stoffa da rammendare, ma andava bene così, l'unica cosa che contava veramente era uscire da quel maledetto loculo e ritornare finalmente nel mondo civile. Il giorno dopo, sapendo quello che mi aspettava, sono andato in studio in blue jeans …e qualcuno ha pure avuto il coraggio di farmi notare come certi abbigliamenti non fossero consoni ad uno studio legale. ADR: Quanto è durato il trasloco? Oddio, fammi pensare...diciamo in tutto due settimane malcontate, compreso un sabato in cui ho dovuto pure fare gli straordinari. Diciamo che tra le varie competenze acquisite durante la pratica viè stata pure quella di facchinaggio, che non guasta mai.

Altro dell'Autore

Controluce - Marra Angelo D. - 27/08/2015
20 RIGHE DI OGGI: TEORIA E PRATICA DEI DIRITTI UMANI - Angelo D. MARRA
I diritti umani sono bellissimi. Hanno un linguaggio tutto loro: sono proposizioni di speranza, vita, dignità. Ti dicono ciò che puoi fare, ciò che hai diritto di diventare; non enunciano proibizioni e divieti. Viene in mente Benigni che commenta la Costituzione: un diritto del poter fare, un diritto promozionale. Un linguaggio nuovo che, come tutti i linguaggi, va imparato. Questo vale anche per la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta – così si usa dire – a New York nel 2006. Ogni volta che ne rileggo un articolo me ne "innamoro", questo perché il linguaggio dei diritti umani ricorda che la vita è bella e degna di essere vissuta. Inoltre, la Convenzione del 2006 parla alle persone disabili delle loro vite e dei loro diritti usando la "voce" di altri disabili, e lo si vede leggendola: i disabili della Convenzione fanno sesso, scelgono dove vivere, partecipano alla comunità, si divertono, studiano, lavorano, fanno famiglia. Provare per credere! Il problema dei diritti umani è, però, che questi vanno praticati oltre che enunciati. Il linguaggio dei diritti umani va utilizzato per impararlo veramente e – rispetto alle disposizioni normative – vale più che mai il detto che la pratica val più della grammatica! Ci sono tanti modi per "usare" i diritti umani: c'è l' empowerment, c'è l'aumento della consapevolezza intorno alla disabilità di chi disabile non è, e c'è – infine – l'uso nelle aule di tribunale. Empowerment significa "assunzione di potere": chi sperimenta questo processo smette di 'essere agito' da altri e diventa attore della propria vita. Apprende d'esser degno di avere diritti e non dover attendere i favori degli altri.
Controluce - D'Ambrosio Mary - 04/06/2014
QUANDO LA POTESTA' NON E' ESERCITATA NELL'INTERESSE DEL FIGLIO - Mary d'Ambrosio
L"art. 322 c.c. concede al figlio l'azione di annullamento di tutti gli atti compiuti dal genitore esercente la potestà senza rispettare le norme di cui agli articoli precedenti, dettate a tutela del minore. Fra tali norme rientra quella per cui il denaro del minore deve essere investito previa autorizzazione del giudice tutelare e secondo le modalità prescritte in tale autorizzazione.Qualora il genitore disattenda tali disposizioni ed impieghi il denaro nell'interesse proprio, anzichè nell'interesse del figlio, l'atto va incluso fra quelli suscettibili di annullamento, di cui all'art. 322 c.c..Tanto stabilisce la Corte di Cassazione con ordinanza n. 12117 del 29/05/2014.Il fatto in breve.La ricorrente citava in giudizio il proprio genitore chiedendo l"annullamento del contratto da questi concluso per l"acquisto di un immobile che intestava a sé medesimo e, fatalmente, faceva oggetto delle rivendicazioni dei propri creditori, impiegando somme di proprietà della figlia, all"epoca minorenne, sulla scorta dell"autorizzazione del Giudice Tutelare all"impiego dei capitali per l"acquisto di un fondo commerciale da intestare alla minore.La domanda di annullamento proposta dall'attrice era limitata alla parte dell"atto in cui veniva inserita come parte contrattuale il genitore piuttosto che lei stessa.Il Tribunale rigettava la domanda con invio degli atti alla Procura.La Corte territoriale non rilevava l"applicabilità dell"art. 322 c.c. in quanto, a parere della stessa, la norma è applicabile ai soli casi in cui il genitore non agisce in nome proprio ma spendendo la propria qualità di rappresentante del figlio.La Corte di Cassazione chiarisce che l"art. 322 c.c. è sì applicabile al caso di specie in quanto commina la sanzione della annullabilità agli atti compiuti in violazione delle norme contenute negli articoli precedenti. Esso si applica, in primo luogo, agli atti compiuti dai genitori senza la preventiva autorizzazione del Giudice Tutelare richiesta dall'art. 320, o in difformità dalla stessa. Secondariamente, opera con riferimento agli atti compiuti da uno solo dei genitori, anziché da entrambi, salvo il caso in cui si tratti di negozi per i quali è prevista la rappresentanza disgiunta.Nel caso in questione il genitore disattendeva le indicazioni del Giudice Tutelare impiegando le somme di proprietà della figlia nell"interesse proprio e a danno della minore.Legittima è pertanto l"azione proposta dalla figlia entro il termine prescrizionale di cinque anni a decorrere dalla data del compimento della maggiore età.La Corte ritiene altresì applicabile in via analogica l"art. 1432 c.c.Nel caso di annullamento del contratto per errore, dispone la norma, la parte in errore non può chiedere l"annullamento se, prima di subirne pregiudizio, la controparte offre di eseguirlo in modo conforme al contenuto  e alle modalità del contratto che quella intendeva concludere.La ratio di questa disciplina è rinvenibile nel principio di conservazione del negozio a tutela della buona fede contrattuale.L'applicazione analogica trova conforto nel fatto che è la stessa parte legittimata all"annullamento, nel caso de quo, a fare richiesta di rettifica del contratto ritenendone gli effetti vantaggiosi per sé. Inoltre non si profila pregiudizio alcuno per la controparte venditrice stante la conservazione del contratto con conseguente irrilevanza della persona dell'acquirente (il padre o la figlia).